Persona, diritti personalità - Diritto morale d'autore -  Redazione P&D - 30/07/2020

IL DISEGNO “ESCLISSI” DI GIO’ PONTI E LA TUTELA COME OPERA DELL’ARTE FIGURATIVA Trib. Milano (ord.) 13.07.2020, di Annamaria Stein

 

IL DISEGNO “ESCLISSI” DI GIO’ PONTI E LA TUTELA COME OPERA DELL’ARTE FIGURATIVA

(Tribunale di Milano, ordinanza 13.07.2020 Dott. Marangoni, procedimento R.G. 102/2020)

Anna Maria Stein, Avvocato in Milano

MASSIMA

 

Al disegno “Eclissi” non può non essere attribuita la tutela propria del diritto d’autore rispetto all’ipotesi di cui al n. 4 dell’art. 2 l.a., individuando in esso i presupposti propri di un’opera figurativa. È documentale che tale disegno sia stato pubblicato per la prima volta sulla copertina della prestigiosa rivista Domus nel 1957 (doc. 5 fasc. ric.) e che tale raffigurazione ne raccoglieva non già la sua strumentalità ad un esclusivo sfruttamento industriale quale specifica opera di design, ancorchè in epoca successiva esso sia stato effettivamente utilizzato per la decorazione di piastrelle, tappeti ecc., bensì il suo carattere di opera figurativa.

 

Ritiene altresì il giudicante che le caratteristiche formali di tale disegno siano pienamente percepibili ed individuabili, laddove esso rappresenta nella sua sostanza artistica la rappresentazione di un fenomeno della natura (l’eclissi) in forma stilizzata e geometrica utilizzando dei semicerchi contrapposti a formare quello che dovrebbe alludere al riferimento al corpo celeste aventi colorazioni diverse tra loro, appunto al fine di richiamare in chiave espressiva la separazione tra toni di luce e di colore che costituisce nella realtà l’elemento suggestivo del fenomeno stesso

 

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I fatti di causa

Il caso riguarda il disegno denominato “Eclissi” del noto architetto e designer Giò Ponti. Il disegno, riprodotto su un tessuto, è stato pubblicato per la prima volta sulla copertina della rivista Domus nel 1957.

 Per vedere il disegno si veda l'allegato 2

                                            

 

Una nota catena italiana di department store ha commercializzato una tovaglia che rappresenta il disegno “Eclissi”, ancorché con varianti di colori e collocazione.

 

Gli eredi di Giò Ponti hanno promosso un giudizio cautelare al fine di ottenere provvedimento di inibitoria invocando in via principale la tutela sotto il profilo del diritto d’autore ai sensi dell’art. 2 n. 4 della L.d.A. qualificando il disegno “Eclissi” come opera dell’arte figurativa e nello specifico da collocarsi nella corrente del c.d. “Astrattismo geometrico”. In subordine i ricorrenti hanno altresì invocato la protezione come opera del design industriale ai sensi dell’art. 2 n. 10 della L.d.A., sussistendo altresì il requisito della “valore artistico”, comprovato dalla pubblicazione del disegno “Eclissi” non solo su Domus ma anche dalla citazione in numerosi libri e dalla sua utilizzazione per diversi oggetti di diversa natura (tessuti, piastrelle, tappeti, architettura da esterni). Alcuni di questi oggetti che incorporano il disegno “Eclissi” sono stati esposti in musei.

 

La società resistente si è difesa argomentando sulla difficoltà di individuazione concreta del disegno, essendo rinvenibile dalla documentazione in atti una moltitudine di differenti disegni accomunati dall’unico elemento costituito dalla “giustapposizione di semicerchi colorati”, che avrebbero potuto costituire al massimo una sola idea in sé non tutelabile e la cui eventuale tutela avrebbe condotto ad una esclusiva su “qualunque uso di semicerchi a fini decorativi”. La società resistente ha altresì contestato la tutelabilità come opera dell’arte figurativa, essendo il livello di creatività da ritenersi modesto in quanto si trattava di un “pattern geometrico”, limitandola al massimo a quella del design industriale, essendo il disegno stato concepito come elemento decorativo per stoffe o per altri rivestimenti e dunque destinato alla riproduzione su scala industriale, ma mai esposto unicamente come opera d’arte. In ogni caso, la tutela avrebbe potuto essere concessa solo a fronte di effettiva identità, da escludersi per il caso di ripresa della sola “idea” di per sé non tutelabile.

 

La decisione

Il Tribunale di Milano ha ritenuto, in prima istanza cautelare, il ricorso fondato ed ha concesso il provvedimento di inibitoria.

Quanto alla tutela come opera dell’arte figurativa ai sensi dell’art. 2 n. 4 della L.d.A., il Tribunale ha ritenuto che la prima pubblicazione di “Eclissi” sulla copertina di Domus non fosse strumentalmente esclusiva al suo sfruttamento industriale come opera del design, poiché tale pubblicazione  “non richiamava alcun utilizzo o destinazione al suo sfruttamento seriale in prodotti di consumo ma ne evidenziava il solo aspetto figurativo di opera d’arte del disegno, del tutto apprezzabile e rilevante in sé a prescindere da eventuali successive utilizzazioni seriali”.

Quanto alla individuazione del disegno e della sue caratteristiche, il Tribunale le ha ritenute “pienamente percepibili ed individuabili, laddove esso rappresenta nella sua sostanza artistica la rappresentazione di un fenomeno della natura (l’eclissi) in forma stilizzata e geometrica utilizzando dei semicerchi contrapposti a formare quello che dovrebbe alludere al riferimento al corpo celeste aventi colorazioni diverse tra loro, appunto al fine di richiamare in chiave espressiva la separazione tra toni di luce e di colore che costituisce nella realtà l’elemento suggestivo del fenomeno stesso”, ritenendo la “bidimensionalità e nella sua essenzialità rappresentativa un chiaro riscontro delle correnti artistiche dell’epoca che si muovevano sul terreno dell’astrattismo utilizzando analoghe modalità grafiche ed espressive”.

Accertata la tutelabilità di “Eclissi” come opera d’arte figurativa, il Tribunale ha quindi ritenuto sussistere la ripresa non autorizzata da parte della società resistente “dell’identico motivo grafico e rappresentativo del disegno Eclissi” sulla base della corrispondenza della “rappresentazione dei due semicerchi associati tra loro, la diversa colorazione che li differenzia, la ripresa della serialità in cui tali singoli elementi vengono associati tra loro e che conferisce altresì l’ulteriore motivo grafico e visivo che caratterizza proprio nel medesimo modo il disegno “Eclissi”, ritenendo per conto ininfluenti le differenze di colore rispetto all’opera originaria adottate dalla società resistente.

Sotto il profilo del periculum il Tribunale di Milano ha ribadito il principio ormai costante secondo cui il ritiro dal mercato del prodotto contestato da parte del soggetto accusato dell’illecito non fa venir meno tale presupposto precludendo così l’emissione dell’inibitoria, poiché in tal caso l’osservanza della condotta sarebbe rimessa alla mera discrezionalità della parte stessa, che “potrebbe in qualsiasi momento riproporre per la vendita i medesimi prodotti, magari utilizzando canali diversi ed alternativi”.

Infine nel caso in commento non è stato concesso l’ordine di pubblicazione del provvedimento, avendo ritenuto il Tribunale il fenomeno contraffattivo limitato ad una sola tipologia di prodotto.

 

Breve commento

L’ordinanza in esame riporta al tema della tutelabilità dei c.d. pattern dei tessuti, di regola proteggibili come design registrato e non ai sensi del Regolamento CE n. 6/2002, come opera del design industriale ai sensi dell’art. 2 n. 10 della L.d.A. e, sotto il profilo della concorrenza sleale, come imitazione servile ai sensi dell’art. 2598 n. 1 Cod. Civ..

Queste forme di protezione trovano. Rispettivamente. i presupposti di tutela la sussistenza dei requisiti della novità e del carattere individuale per i design registrati e non, del carattere creativo e del valore artistico quanto alla tutela delle opere del design industriale e della capacità distintiva per l’imitazione servile. Quanto all’ambito di protezione ai fini della valutazione della contraffazione le fattispecie di cui sopra trovano a loro volta specifici limiti dati dal margine di libertà dell’autore, dall’affollamento del settore, dalla impressione generale del c.d. utilizzatore informato o dalla riproduzione pedissequa (c.d. copia a pantografo).  Tuttavia alcune recenti decisioni della Corte di Giustizia (si vedano decisione 12.09.2019 nel caso C-683/17 - Cofemel e decisione 11.06.2020 C-833/18 - Brompton Bicycle) hanno messo in discussione alcuni dei principi di cui sopra come stabiliti in passato dalla giurisprudenza e sarà interessante vedere l’evolversi della discussione.

Quanto al caso in esame, possiamo concludere che l’accertamento della tutelabilità di un disegno come opera dell’arte grafica presuppone che l’opera sia stata creata a prescindere dal suo eventuale ed ulteriore sfruttamento a livello industriale e che in essa sia rinvenibile “in essa un atto creativo, seppur minimo: con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia” e concede così una protezione più ampia sia nella valutazione della contraffazione sia sotto il profilo temporale” (cfr. fra le molte Cass. Civ. n. 7477/2017). Tale tutela comporta una protezione più ampia sia con riguardo all’ambito di protezione nel giudizio di contraffazione che della durata in termini temporali.