Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 15/12/2020

Il debitore non può esser considerato in mora qualora abbia fatto offerta della prestazione dovuta: le locazioni, in particolare

Occorre tener presente di come il debitore non possa esser considerato in mora qualora, tempestivamente, abbia fatto offerta della prestazione dovuta (e ciò anche senza osservare le forme indicate nella sezione III, capo secondo, libro quarto, del codice civile – c.d. offerta formale -), sempre che il creditore non abbia rifiuto detta offerta per un motivo legittimo; peraltro, affinché l'offerta del debitore sia idonea a costituire in mora il creditore, è necessario che essa comprenda la totalità della somma dovuta, degli interessi e delle spese liquide, con la conseguenza che il rifiuto del creditore fondato sull'inidoneità della somma offerta a coprire l'intero ammontare del credito non viola il disposto dell'art. 1220 c.c., risultando lo stesso legittimamente formulato - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Risulterà, così, ad esempio, inidonea per incompletezza un’offerta reale subordinata alla condizione che i creditori siano tenuti al rimborso delle spese di offerta: infatti, ripetesi, affinché la c.d. “offerta non formale” della prestazione escluda la mora del debitore ai sensi dell'art. 1220 c.c. - così preservando il debitore medesimo dalla responsabilità per il ritardo -, essa dev’essere reale ed effettiva; deve, cioè, (a) avere i caratteri della serietà, tempestività e completezza e (b) consistere nell'effettiva introduzione, dell'oggetto della prestazione dovuta, nella sfera di disponibilità del creditore - nei luoghi indicati dall'art. 1182 c.c. per l'adempimento dell'obbligazione -, in modo tale che quest'ultimo possa aderirvi senza ulteriori accordi e limitarsi a ricevere la prestazione stessa.

In particolare, in tema di inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, pertanto, con riferimento alla costituzione in mora, non può parlarsi di offerta non formale, ai sensi dell'art. 1220 c.c., quando la somma non viene introdotta nella sfera di disponibilità del creditore, nei luoghi indicati dall'art. 1182 c.c., in quanto non è seria un'offerta che non metta il creditore in grado di poter riscuotere il dovuto concretamente.

Così, nella consueta tematica locatizia (in tema di riconsegna dell’immobile locato), mentre l’adozione della procedura di cui agli artt. 1216 e 1209, comma 2, c.c., rappresenta l’unico mezzo per la costituzione in mora del creditore e per provocarne i relativi effetti, l’utilizzo, da parte del conduttore, di altre modalità aventi valore di offerta reale non formale (art. 1220 c.c.), purché serie, concrete e tempestive e sempreché non sussista un legittimo motivo di rifiuto da parte del locatore, benché insufficiente a costituire in mora il locatore è tuttavia idonea ad evitare la mora del conduttore nell'obbligo di adempiere la prestazione, anche ai fini dell'art. 1591 c.c.: andrà, ad esempio, ritenuta, da un lato, la serietà e conseguente validità dell’offerta non formale di riconsegna di un immobile locato effettuata dal conduttore con un preavviso di soli due giorni e, dall’altro, la contrarietà a buona fede del rifiuto opposto dal locatore a causa dell’assenza del suo tecnico di fiducia, necessario per la ricognizione dello stato dei luoghi, atteso che questi avrebbe potuto invitare altro tecnico ovvero accettare la restituzione con riserva.

Per contro, in base ai principi di buona fede e di cooperazione del creditore all'adempimento da parte del debitore, non sarà legittimo il comportamento del conduttore che rifiuti senza alcuna giustificazione o sulla base di generiche considerazioni la restituzione di un immobile a fronte di una seria e precisa offerta, ancorché non formale, da parte del locatore, di adempiere la sua obbligazione di corrispondere l'indennità di avviamento commerciale: ad esempio, è contrario a buona fede e ingiustificato il rifiuto, da parte del conduttore, di ricevere il pagamento dell'indennità tramite assegno circolare; anche allorché il conduttore abbia arrecato gravi danni all'immobile locato - o compiuto sullo stesso innovazioni non consentite, tali da rendere necessario per l'esecuzione delle opere di ripristino l'esborso di somme di notevole entità -, in base all'economia del contratto e tenuto comunque conto delle condizioni delle parti, il locatore può legittimamente rifiutare di ricevere la restituzione del bene finché tali somme non siano state corrisposte dal conduttore, il quale, versando in mora, agli effetti dell'art. 1220 c.c., rimane tenuto altresì al pagamento del canone ex art. 1591 c.c., quand'anche abbia smesso di servirsi dell'immobile per l'uso convenuto; ancora, il bonifico bancario eseguito dal conduttore prima della proposizione da parte del locatore della domanda della proposizione da parte del locatore della domanda di risoluzione contrattuale, pur costituendo inesatto adempimento (laddove tale modalità di pagamento non sia quella contrattualmente concordata), equivale ad un'offerta non formale ex art. 1220 c.c., idonea ad impedire la risoluzione per inadempimento, in quanto connotata dei caratteri della serietà consistente nell'effettiva introduzione (con l'avvenuto accredito) dell'oggetto della prestazione dovuta nella disponibilità della parte creditrice.

In effetti, in generale, nei contratti di locazione a uso diverso dall'abitativo il complesso meccanismo dell'offerta formale reale, ai sensi dell'art. 1216, commi 1 e 2, c.c., opera in modo tale da impedire al locatore di entrare nella disponibilità dell'immobile sino a che non adempia al pagamento dell'indennità, là dove, al contempo, il conduttore, ove intenda liberarsi della propria obbligazione, dovrà consegnare l'immobile al sequestratario nominato dal giudice.