Danni - Danni non patrimoniali, disciplina -  Patrizia Ziviz - 21/09/2018

Il danno non patrimoniale derivante da immissioni intollerabili – Cass., ord. 21554/2018

La Suprema Corte  (Cass. 3 settembre 2018, n. 21554, ord.) torna a occuparsi del danno non patrimoniale provocato da immissioni intollerabili, ricalcando le indicazioni formulate negli ultimi anni (Cass. 20445/2017 ord; Cass. 20927/2015) in una materia che ha rappresentato il terreno elettivo sul quale misurare le evoluzioni interpretative in tema di ristoro dei pregiudizi non aventi carattere economico. 

A essere ribadito, anzi tutto, è il principio che il risarcimento, a fronte di un fenomeno immissivo intollerabile, non interessa necessariamente il danno alla salute. Posto che quest’ultimo potrà essere oggetto di ristoro esclusivamente ove concretamente accertata la relativa sussistenza, resta inteso che la tutela risarcitoria della vittima non appare ad essa legata. Altro è, invece, il pregiudizio che potrà presumersi in ogni caso: vale a dire il danno derivante dalla lesione al normale svolgimento della vita familiare.  Le immissioni intollerabili, anche in assenza di specifiche dimostrazioni da parte del danneggiato, potranno essere considerate fonte di compromissioni che vanno a incidere sulle attività realizzatrici svolte in seno alla propria abitazione. 

Con riguardo alla risarcibilità di un pregiudizio del genere, si tratta di rammentare che la stessa, secondo la lettura fornita dalle Sezioni Unite del novembre 2008, appare praticabile in quanto il danno scaturisca dalla violazione di un interesse costituzionalmente protetto. A tale riguardo, i giudici di legittimità – in caso di immissioni intollerabili – individuano la ricorrenza della lesione del “diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione e il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane”: posizioni costituzionalmente garantite, nonché tutelate dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’enfasi che viene posta nell’individuazione dell’interesse colpito vale a superare le difficoltà che la stessa Cassazione aveva prospettato, su questo piano, in passato: ricordiamo, infatti, come fosse stato escluso che la tranquillità familiare corrispondesse a un valore costituzionalmente protetto (Cass. 17427/2011). 

Nessun cenno viene formulato, dai giudici di legittimità, all’ulteriore regola selettiva – introdotta dalle Sezioni Unite – riguardante la gravità della lesione e la serietà del pregiudizio, quali filtri volti a identificare la soglia dei c.d. danni bagatellari. Ove richiamati – come pur avvenuto talora in passato – nel campo qui esaminato, tali criteri finirebbero per creare un paradosso in virtù del quale verrebbe a sussistere una quota di pregiudizi irrisarcibili in quanto “danni tollerabili provocati da immissioni intollerabili”.

Per quanto riguarda le ulteriori questioni affrontate dall’ordinanza in commento, interessante sottolineare -  infine -  la censura che i giudici di legittimità hanno rivolto all’utilizzo, da parte dei giudici merito, del criterio della priorità d’uso ai fini della determinazione del danno. Tale parametro va impiegato esclusivamente ai fini dell’individuazione della soglia di normale tollerabilità; una volta superata la stessa, il fenomeno immissivo viene ad incarnare un fatto illecito, cui dovranno essere applicate le relative norme, e in particolare l’art. 2059 c.c. Nell’ambito di tale disciplina non emerge alcun riferimento alla priorità d’uso quale criterio utile alla determinazione dell’ammontare del risarcimento; si tratta di un parametro – così come quello relativo al contemperamento delle esigenze della produzione con le ragioni della proprietà – che esplica la sua funzione esclusivamente ai fini dell’an della responsabilità; mentre nessun ruolo lo stesso può esplicare a livello di quantum.