Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Redazione P&D - 21/01/2021

Il consenso informato Parte quarta - Sergio Trentanovi - Gio Batta Gottardi

Minori e incapaci (art.3) - La vaccinazione antiCovid-19 e il DL n.1 del 5/1/2021 n. 1 (art.5) dedicato ai ‘soggetti incapaci ricoverati presso strutture sanitarie assistite’.

La parte quarta di questo lavoro, già pubblicato per le prime tre parti in ‘Persona e Danno’, redatto a quattro mani da un ex magistrato e da un medico (Presidente del Comitato Etico per la pratica clinica dell’AULSS 7 del Veneto, di cui anche il primo è componente) doveva esser dedicata alla sofferenza ed al dolore e, in particolare, all’art.2 della l. 219/2017. Essa è ancora in corso di completamento. Il sopravvenire, dalla fine del 2020, del vaccino anti Covid nel contesto dell’attuale gravissima pandemia, la necessità di garantire una vaccinazione prioritaria delle persone più fragili nonché le recentissime disposizioni del ‘difficile’ e burocratizzante art.5 del DL n.1 del 5/1/2021 (relativo alla manifestazione del consenso al trattamento sanitario di  vaccinazione anti-Covid-19  per le persone incapaci ricoverate), ci hanno suggerito però  un parziale stravolgimento dell’ordine di trattazione delle ultime parti di questo lavoro, dedicando questa quarta parte al commento, resosi più urgente, dell’art.3 l. 219/2017, relativo alla problematica del consenso informato per ‘minori e incapaci’ (tra i quali ultimi rientrano le persone ricoverate qualificate ‘incapaci’ dall’’art.5 del DL).
Anche nel redigere l’ultima versione di questa parte , non si è potuto non sottolineare la gravità (prevedibile) della situazione del nostro Paese nella gestione della pandemia  dovuta questa volta (nella seconda ondata), in proporzione significativa, all’incapacità  dei decisori politici di ‘anticipare’ la sua evoluzione , limitandosi (talora volutamente) ad inseguirla  per calcolo, ragionevolmente errato, delle ripercussioni  economiche di ‘blocchi’ generalizzati ( intanto ci si avvia rapidamente a raggiungere l’agghiacciante traguardo dei centomila morti da coronavirus) . Ad essa si aggiungono i sempre più evidenti limiti del sistema sociosanitario, nonostante il costante sacrificio e l’operato spesso eccezionale dei medici e degli operatori impegnati sul territorio, nelle strutture ospedaliere e nelle stesse RSA.  In questo contesto operatori ‘stremati’ sono prevedibilmente chiamati ad affrontare una ‘terza ondata’ epidemica che può aggravarsi per le rapide mutazioni del virus, che rischia di essere ancora più contagioso proprio quando si sta realizzando un difficile piano di vaccinazione generale. Questa situazione sottolinea ulteriormente l’inadeguatezza logistica, organizzativa e strutturale del sistema sanitario e sociale nazionale (ma regionalizzato  e ‘vitalizzato’ in modo assolutamente non uniforme , causa di ormai quotidiani e talora radicali contrasti  ) nonché  l’insufficienza  numerica ‘cronica’  di personale qualificato.  Di questa inadeguatezza costituisce esempio illuminante -a tacer d’altro-  la frase leggibile nella cd. ’bozza confidenziale’ ma comparsa in tutti i siti internet) del piano pandemico 2021-2023 redatto dalla Dir. Generale della Prevenzione Sanitaria, aggiornato al 31/12/2020 ( si vedano le pgg.25-26  dedicate a ‘cenni su alcuni aspetti di etica’) : “…Per  esempio, lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili può  render necessario adottare criteri per il triage nell’accesso alle terapie . Gli operatori sono sempre obbligati, anche durante la crisi, a fornire le cure migliori e più appropriate ragionevolmente possibili. Tuttavia, quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alla necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne beneficio”.  Anche se il testo fosse prossimamente modificato, questa frase denuncia di per sé ‘lo stato dell’arte’: scarsità permanente delle risorse (sostanzialmente non ovviata in questi mesi), realistica previsione di ‘eventi avversi’ e conseguente indicazione per una ‘selezione’ contrastante con la logica costituzionale fondamentale della pari dignità e dell’eguaglianza sostanziale di ogni essere umano , a partire da coloro che sono i più fragili .   Il rifiuto della ‘logica dello scarto’ è costituzionalmente oltreché eticamente doveroso , e non è compatibile con l’ipotesi di ‘sospendere l’attenzione terapeutica’ per le persone-pazienti che abbiano meno possibilità di salvarsi (  ‘pre-selezione’  ad escludendum dei più ‘compromessi’ sanitariamente e/o  di quelli di età più avanzata).  Si programma così, a causa di una scarsità delle risorse che deve esser non  solo constatata, ma in ogni modo rimossa, la possibilità di una sostanziale cancellazione o  quantomeno l’attenuazione del diritto alla vita-salute dei membri  più deboli della comunità; ciò al di fuori di singole, specifiche ipotesi, non programmabili, di  stato  di  necessità individuale, concretamente accertato ed inevitabile( art. 54 CP).  Non si interviene invece urgentemente sulla causa della ‘scarsità delle risorse’; e, in questo contesto, fino ad oggi si è addirittura rinunziato ad  attivare un programma specifico europeo di finanziamento che ci avrebbe consentito, fin da maggio-giugno 2020 , di disporre , per  dieci anni, senza interessi, di un  prestito europeo  immediato di 36 miliardi di euro da destinare  alla sanità (contribuendo così concretamente ad attuare quel fondamentale diritto alla salute la cui tutela è imposta come diritto individuale ed interesse della collettività (bene comune).
 Ovviamente queste riconosciute gravi carenze incidono fortemente sul rispetto del principio costituzionale del dovere irrinunciabile di cura e sulla stessa possibilità, per tornare alla legge sul consenso informato, di dedicare, anche e soprattutto  alle persone definite dall’art.3 ‘incapaci’ ed ai loro rappresentanti e familiari , tutta l’attenzione che, per  le loro stesse condizioni, meritano; con ‘assottigliamento’ inevitabile, nella pratica, dello stesso principio-cardine della legge, per il quale ‘il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura’.

Data la complessità delle tematiche è opportuno sintetizzare le ripartizioni generali di questa quarta parte:
-carenza di autonomia, incapacità giuridica e naturale;
-diritto-dovere di ascolto e di valorizzazione della volontà;
-principi di rappresentanza, di precauzione, di beneficenza;
-le posizioni di garanzia e il bilanciamento dei diritti;
-l’insufficienza degli interventi sul sistema sociosanitario in relazione all’emergenza Covid;
-la vaccinazione SARS-COV2 e le persone incapaci- L’art.5 DL n.1/2021 e la protezione diversificata delle persone ricoverate;
-il comma 5 dell’art.3 l.219/2017 e le garanzie per   le persone protette (minori e incapaci).
Dopo la pubblicazione di questa quarta parte, nella quinta si tratterà dell’art.2 della l.219/2017 e pertanto della sofferenza e della terapia del dolore e, di seguito, dell’art.4 della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento (DAT).

(...)

In allegato l'articolo integrale.