Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 07/01/2021

Il caso delle Iene

Non sono intervenuto subito sul caso Gilardi, perché l’esperienza mi insegna che i servizi giornalistici sono spesso imprecisi, monchi cioè di qualche particolare storico decisivo, di cui i responsabili locali dell’assistenza e del soccorso giuridico sono  in effetti i soli ad essere a conoscenza, e senza i quali certe decisioni prese a livello assistenziale o giudiziario appaiono esternamente sbagliate o incomprensibili.

Ho anche invitato fermamente i collaboratori responsabili di ‘Diritti in Movimentò a essere cauti e prudenti nel pronunciarsi in argomento.

Beninteso i giornalisti fanno e debbono fare il loro mestiere, con articoli e trasmissioni anche sensazionalistiche, che riescono - ben venga tutto ciò, se non si esagera ... - a bucare il muro dell’indifferenza del pubblico, dal quale tutti noi siamo troppo spesso vittime.

Evviva!

Altro è comunque il mestiere che un gruppo di controllo generale sui diritti, come il nostro, deve esercitare: mai smettere di ricordare al lettore/interlocutore quali sono i principi fondamentali in materia, essere comunque riservati e meticolosi nel valutare gli episodi singoli di cronaca, aspettare possibilmente che ci sia un provvedimento del giudice, tanto meglio se passato in giudicato.

E se c’è proprio urgenza assoluta nel prendere posizione, circa i fatti specifici,  farlo magari, sempre sottolineando tuttavia i tratti di congetturalità/virtualità di quanto via via si afferma, vale a dire: “Ammesso che le cose stiano effettivamente così …”: “Qualora emergesse che le accuse sono davvero fondate …”.

 

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Un altro esempio di quanto dico  è il caso delle dipendenze:

(a) Il tossico, l’alcolista, il giocatore d’azzardo odia e se può bastona volentieri  il GT o l’AdS il quale  blocca parzialmente il conto corrente,

(b) invece i bambini di casa che finalmente cominceranno a mangiare, la moglie che da quel momento sarà picchiata solo  due volte alla settimana invece che sette, i lavoratori subordinati che finalmente riceveranno lo stipendio, loro saranno contenti.

Ebbene nel 100% quel cocainomane, quel bevitore, quel giocatore, andranno in Tv a lamentarsi, ma secondo voi dovremmo ascoltare (solo) la sua campana?

Altro esempio classico, purtroppo, quello dei “genitori scadenti” (titolo del libro che ho affidato per la stesura a Stefania Sbressa Agneni, per una collanina di prossima apparizione): i servizi intervengono, portano via il bambino, mettiamo, lo affidano a un Centro, in attesa dell’affido o di altro, il padre corre allora in Tv, qualche spettatore comincia a dire scemenze sui Servizi crudeli e sul Giudice feroce, poi si scopre che il padre era un pedofilo casalingo, o un eroinomane, che la sua compagna era una malata di mente, che il bambino non mangiava da tempo  o viveva nella sporcizia o era pieno di lividi…  non dico che finisca sempre così, però dove c’è il fumo c’è spesso l’arrosto.

Meglio prudenza anche qui nel pronunciarsi, non credete?

 

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Nel caso di Carlo Gilardi, il novantenne di Airuno che è stato ricoverato in una Rsa apparentemente contro la sua volontà, il dato di novità emerso ieri è che LA GIUDICE MARTA PAGANINI DEL TRIBUNALE DI LECCO, NEI GIORNI SCORSI, HA RESPINTO LA RICHIESTA DI REVOCA DELL'AMMINISTRATRICE ELENA BARRA.

Secondo la giudice, la Barra avrebbe cioè agito correttamente, rispettando le volontà del suo assistito: Carlo avrebbe accettato spontaneamente il ricovero in Rsa,  non rendendo necessario alcun trattamento o accertamento sanitario obbligatorio. 

Non conosco personalmente né la GT né l’amministratrice, ma cosa dovrei pensare? Che sono due pazze irresponsabili tutte e due, che odiano il povero Gilardi, che ci godono a tenerlo ai ceppi nella RSA?

Altra cosa che mi ha colpito è che il giovanotto extracomunitario badante di Gilardi, sulla cui testimonianza le Iene hanno molto puntato, per colorare di giallo-nero l’episodio, sarebbe SOTTO PROCESSO PER CIRCONVENZIONE DI INCAPACE; evidentemente ci sarà un p.m. che ha ritenuto non prive di fondamento certe situazioni, certe donazioni.

E ci sarà pure a Lecco – immagino - un Presidente del Tribunale, o un Sindaco, o un Presidente dell’ordine degli avvocati, che non mi risulta si siano mossi,  dopo tanto clamore,  per sbugiardare le subfigure istituzionali che ho detto sopra. Omertà lombarda, connivenza, tutti mafiosi e in combutta sul lago manzoniano contro i vecchietti? Avrei i miei dubbi …

 

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Le Iene hanno  salutato con gioia la notizia  che il ‘Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale’  sta seguendo la vicenda: dopo aver nei giorni scorsi parlato con tutti i protagonisti e aver raccolto la documentazione necessaria,  avrebbe  comunicato alle Iene che “fermo restando l’esito della sentenza che deve essere rispettata” si sta attivamente adoperando “affinché le volontà del signor Gilardi vengano rispettate, in osservanza delle convenzioni internazionali.

Vedremo, vedremo  … ma secondo voi – non voglio mettermi a fare il professore - quanto possiamo fidarci di un Garante che parla di una “sentenza”, mentre SI TRATTA IN REALTÀ DI UN “DECRETO” DEL GIUDICE?

 E possiamo fidarci di uno che parla  di convenzioni internazionali, ignorando in apparenza che quelle Convenzioni esistono sì, ma sono assai generiche sul punto (e secondo me imprecise, visto che sorvolano troppo disinvoltamente su quello che è uno dei dogmi in tema di  fragilità, e cioè il dovere  di “non abbandonare” l’interessato, in nome di una malintesa ‘antipsichiatria’), e che non menziona affatto sulla fragilità e sul consenso  LE LEGGI NOSTRE RECENTI, ABBASTANZA BUONE SULLA CARTA?

  Io mi fido sì, ma fino a un certo punto, e davanti a certi pressapochismi formali drizzo subito le orecchie …

 

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Concludo facendo a Carlo Gilardi, a nome di “Diritti in movimento’’, a nome di “Persona e danno”, TUTTI I NOSTRI MIGLIORI AUGURI: Natale, Buon Anno, Epifania, inverno, primavera … per tutti gli anni a venire.

Che esca dalla RSA, se possibile, se è questo che desidera davvero, che faccia al mondo  quello che vuole, sapranno i familiari che gli stanno accanto (una sorella ha promosso il ricorso), sapranno le autorità civilistiche di protezione vegliare – mi auguro - solertemente di lui.