Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 17/01/2021

Genio e follia

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“Il matto che inventa, che crea un’opera d’arte”.

Tenendo diritta in qualche modo - fin che il buio non dilaga - la barra di sé stesso.

  Molti gli allievi ad aver letto Edgar Allan Poe, Virginia Woolf; pressoché tutti amano i quadri di Van Gogh, di Monet, di Munch, di Dalì, del nostro Ligabue. Di grande attualità le poetesse, non soltanto Alda Merini, anche Emily Dickinson; e non manca chi rilegge Dino Campana.

   La schizofrenia affascina più della depressione, della maniacalità, dell’epilessia, dell’isteria; in aula ogni serio turbamento interessa.  Non ci si sofferma tanto sui suicidi, troppo numerosi, anche fra gli immortali: un pensiero triste e solidale a tutti.

  Alte le quotazioni dei fisici e matematici “balzani”; da Newton, con la sua mela, a Godel, con la sua incompletezza, a John Nash, con le sue teorie dei giochi. Attuali sempre Hemingway, Kerouac, un po’ meno Pound, in parte per ragioni politiche, in parte perché i Cantos non sono facili.

  Fra i musicisti Mozart al vertice, non manca chi canticchia Schumann.

Fatico un po’ nel ritorno ai classici, con le loro bipolarità, più o meno spinte: Lucrezio, Torquato Tasso, Goethe. Faccio sempre passare le riprese, archeo-magiche, di Nijinsky che danza a Parigi il Prélude à l'après-midi d'un faune.

 Fra i personaggi letterari un po’ “suonati” vince Don Chisciotte, coi suoi mulini, una spanna appena sotto Myškin, con la sua bontà, meno conosciuto l’Osvaldo degli Spettri, con la sua morfina. 

 Bene anche gli alienati finti, come il pirandelliano Enrico IV, e soprattutto Amleto (“C’è del metodo in quella follia”, atto secondo, scena seconda, chi è a pronunciare queste parole …).