Varie - Varie -  Marco Faccioli - 03/10/2020

FUOCO E FIAMME

Parlando delle performance degli iscritti di TikTok, il social media cinese da settimane nel mirino di Donald Trump (che lo vuole vietare in America, almeno ufficialmente, per questioni di sicurezza nazionale), non possiamo nemmeno più dire che prima o poi ci sarebbe scappato il morto, dal momento che sono già decine i giovani (e non) in tutto il mondo che hanno perso la vita per realizzare video estremi da condividere sulla piattaforma. Quel che è toccato alla povera Lamu, star di Douyin (la versione cinese di TikTok), è però del tutto diverso da quanti finora si sono solamente fatti inghiottire da fiumi in piena, travolgere da treni in corsa o sbranare da coccodrilli (sempre rigorosamente sotto la vigile telecamera di amici che li filmavano). La giovane TikToker Lamu è stata aggredita dall'ex marito che, tanica di benzina alla mano, ha fatto irruzione nella di lei casa e, una volta cosparsala di liquido infiammabile, le ha dato fuoco ...tutto rigorosamente in diretta social, mentre la poveretta, fino a poco prima ignara della sua imminente sorte, stava intrattenendo i suoi numerosi follower. Scrive il quotidiano Beijing Youth Daily che lo schermo di Lamu è diventato nero all'improvviso e, chi la stava seguendo, ha potuto chiaramente sentire le urla di dolore della donna avvolta dalle fiamme. La giovane influencer, con un seguito di centinaia di migliaia di follower e post con milioni di “like”, è deceduta per le conseguenze delle ustioni sul 90% del corpo due settimane dopo l'aggressione. Lamu era nota per i suoi post spensierati sulla vita rurale, riguardanti soprattutto la geografia del Tibet e la sua cultura, che registravano un notevole interesse tra i suoi ammiratori. La donna era madre di due figli, di 3 e 12 anni. L'ex marito è stato arrestato poche ore dopo con l'accusa di omicidio volontario. La famiglia di Lamu ha chiesto ai di lei fan un aiuto finanziario per i bambini e tra i follower è scattata una vera gara di solidarietà ,che in poco tempo ha portato a raccogliere più di un milione di yuan (quasi 120.000 euro). Il femminicidio di Lamu ha rilanciato (ovviamente sulle piattaforme social) il dibattito sulla condizione della donna in Cina e sulla violenza domestica. Sul network cinese Weibo, più di 70 milioni di persone hanno condiviso un hashtag per riproporre all'attenzione la di lei morte. Naturalmente, pari se non di certo più grande, è stato l'interesse di coloro che, lungi dal preoccuparsi per le sorti della povera influencer e dei figlioletti superstiti, si sono affannati anima e connessione, una volta letta la notizia della sua tragica fine, a cercare in Rete tracce del video dell'esecuzione di Lamu, mossi dalla morbosa curiosità di vedere, o anche solo sentire, una dipartita tanto tragica. I motori di ricerca cinesi infatti, dopo la notizia del fatto, hanno rilevato un'impennata, nelle ricerche, delle parole “Lamu”, “burned” (bruciata) e “death” (morte), segno di un forte interesse per la vicenda, ovviamente per il suo aspetto più macabro.