Responsabilità civile - Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Gabriele Gentilini - 29/03/2020

Esercizio di attività pericolose da parte di un’impresa appaltatrice di lavori e inerente responsabilità ex art. 2050 c.c. - Tribunale di Milano 12.9.2017 n. 9180

Come noto l'art. 2050 c.c. prevede che “chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”. La norma si riferisce sia alle attività pericolose tipizzate, nel codice o in leggi speciali, sia a quelle che siano comunque tali per la loro attitudine a produrre un rischio (attività pericolose atipiche).

Nel caso riportato adesso all’attenzione, il giudice adito ha da subito precisato quanto statuito dalla giurisprudenza di legittimità: “ai fini della responsabilità per attività pericolose di cui all'articolo 2050 del c.c., costituiscono attività pericolose non solo quelle che tali sono qualificate dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali, ma anche quelle altre che comportano la rilevante possibilità del verificarsi del danno”

Ricordiamo che la relazione del guardasigilli contenuta nel codice civile italiano, all’art. 2050 c.c., afferma rispetto  a chi eserciti attività pericolose ma socialmente utili l’obbligo di “adottare, anche a prezzo di sacrifici, tutte le misure atte ad evitare il danno”. La stessa relazione sostiene  una soluzione intermedia, in cui, “sempre mantenendo la colpa a base della responsabilità, non solo si è posta a carico del danneggiante la prova liberatoria, ma si è ampliato il contenuto del dovere di diligenza, che è posto a suo carico… Gli obblighi inerenti alla normale diligenza sarebbero in tal caso insufficienti perché, dove la pericolosità è insita nell’azione, vi è il dovere di operare tenendo conto del pericolo; il dovere di evitare il danno, come si è già rilevato, diviene più rigoroso quando si opera con la netta previsione della sua possibilità. Il Soggetto dunque deve adottare, anche a prezzo di sacrifici, tutte le misure atte ad evitare il danno … Soltanto per le lesioni assolutamente inevitabili è esclusa la responsabilità, la quale peraltro non vi potrebbe essere, nella particolare ipotesi, se non adottando il principio della pura causalità: questo principio non si è accolto perché ritenuto ingiusto, antisociale e antieconomico, e tale da scoraggiare attività e iniziative feconde”.
Dal punto di vista della pericolosità di un’attività non è materia di semplice interpretazione. Pericolosità (sia nella sua accezione tipologica considerata dalle norme positive e sia nella sua accezione atipica da riscontrarsi caso per caso in concreto) può intendersi quale connubio di circostanze o complesso di circostanze da cui si teme che possa derivare grave danno.
Si potrebbe sostenere, secondo autorevole dottrina che la norma in questione è applicabile quando la pericolosità rappresenta un dato tipico e immanente con una potenzialità lesiva di grado superiore al normale.
Un criterio probabilistico è senz’altro da dover tenere conto, anche tenuto conto di considerazioni ex post, soprattutto nelle casistiche atipiche, per cui si può tenere conto della frequenza dei danni che di solito – id quod plerumque accidit – vengono a realizzarsi anche in relazione alla caratterizzazione di gravità delle casistiche.
Secondo un oramai consolidato orientamento giurisprudenziale e della dottrina in materia, può sostenersi così la qualificazione come pericolose di quelle attività (intese come coordinamento di azioni nel suo complesso teleologico e non azioni prese isolatamente) che danno come conseguenza la rilevante possibilità di verificarsi del danno (criterio stastistico) e quelle che siano connotate da una specifica intrinsecità anche dipendente dalle modalità di esercizio (dinamismo) o dai mezzi di lavoro impiegati, considerato che sono rilevanti azioni ed omissioni di cautele.

Dunque ed alla luce delle considerazioni esposte l'attività deve rendere non semplicemente possibile ma probabile un evento dannoso, in relazione alla natura e ai mezzi impiegati. E il danneggiato deve solo provare il nesso causale e pertanto in ambito di lavori edili spetta il risarcimento dei danni causati da attività pericolose.