Danni - Danno biologico -  Donatella Marino - 14/07/2020

EPIDEMIA COLPOSA, sussiste in caso di inosservanza delle norme di contenimento Covid?

 “Chiunque cagiona un'epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l'ergastolo” recita l’art. 428 c.p. La fattispecie è configurabile anche nella forma colposa, in virtù del rinvio effettuato dall’art. 452 co.1 n.2 c.p.

Rimasto praticamente inapplicato dalla sua introduzione, il delitto di epidemia, nella sua declinazione colposa, ritorna in auge nelle chiacchere sui social con il diffondersi delle preoccupazioni relative alle misure di prevenzione del contagio COVID-19.

Come ricordano diverse decisioni della Suprema Corte, l'etimo della parola (dal greco epi-demos, letteralmente "sul popolo", e cioè "esteso sul popolo") porta a definire il vocabolo “epidemia” come “malattia contagiosa che colpisce contemporaneamente gli abitanti di una città o di una regione”. Questo l’aspetto lessicale. Ma sul piano giuridico natura e portata di questa fattispecie delittuosa vengono perimetrate in modo ben definito, sostanzialmente difforme dalla percezione sociale: non sussiste il reato di epidemia colposa per la mera condotta omissiva nei confronti di uno dei numerosi adempimenti, per lo più di natura amministrativa, individuati a livello nazionale o regionale cui i cittadini e operatori economici devono adeguarsi. Gli elementi costitutivi del delitto sono più stringenti, e sono stati delineati diverse volte dalla giurisprudenza, per lo più per escluderne la sussistenza, e richiedono oltre a una condotta colpevole anche un nesso eziologico con l’evento.

In questo senso, per esempio, la Cass. Civ. Sez. Un., Sent. n. 576 dell’11 gennaio 2008 , che qualifica il delitto come: “volontaria diffusione di germi patogeni, sia pure per negligenza, imprudenza o imperizia, con conseguente incontrollabilità dell'eventuale patologia in un dato territorio e su un numero indeterminabile di soggetti”.

Le caratteristiche necessarie per la sussistenza del reato di epidemia vengono così individuate:

diffusività (dei germi patogeni) incontrollabile all'interno di un numero rilevante di soggetti […], l'assenza di un fattore umano imputabile per il trasferimento da soggetto a soggetto […], il carattere contagioso e diffuso del morbo e la durata cronologicamente limitata del fenomeno (poiché altrimenti si verserebbe in endemia).”

Per quanto riguarda il criterio di imputazione "il Giudice è tenuto ad accertare se l'evento sia ricollegabile all'omissione (causalità omissiva) nel senso che esso non si sarebbe verificato se (causalità ipotetica) l'agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi. [...] Si deve quindi ritenere", continua la Corte, "che i principi generali che regolano la causalità di fatto sono anche in materia civile quelli delineati dagli artt. 40 e 41 c.p., e dalla "regolarità causale", in assenza di altre norme nell'ordinamento in tema di nesso eziologico ed integrando essi principi di tipo logico e conformi a massime di esperienza."

La stessa definizione è stata accolta anche dalla Cass. Pen. Sez. I., che con Sent. n. 48014 del 26 novembre 2019 ha definito il fenomeno epidemico (anche questa volta escludendolo) “come una malattia contagiosa con spiccata tendenza a diffondersi sì da interessare, nel medesimo tempo e nello stesso luogo, un numero rilevante di persone, una moltitudine di soggetti, recando con sé, in ragione della capacità di ulteriore espansione e agevole propagazione del contagio, un pericolo di infezione per una porzione ancora più vasta di popolazione”.

Le caratteristiche delineate dalle due pronunce ben sarebbero quindi compatibili, quanto all’individuazione dell’evento "epidemia", stando alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con le modalità di diffusione ed azione del morbo COVID-19. 

Ne consegue pertanto che la condotta posta in essere in violazione di norme formulate e imposte al precipuo scopo di arginare il fenomeno epidemico (linee guida internazionali, nazionali o regionali, per esempio)  potrebbe configurare il reato di epidemia colposa solo se il rapporto tra tale condotta e l’evento-epidemia, così come descritto dalla fattispecie, risultasse accertato sulla base dei consolidati principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di nesso causale.

E' curioso infine, che proprio contro l'OMS il 13 luglio 2020 sia stata aperta un'inchiesta proprio per epidemia colposa, sulla base dell'esposto presentato da Codacons ad aprile, in cui si chiedeva alla Procura di Milano di accertare "il ruolo dell’Oms nella diffusione del virus in Italia e se vi siano stati errori, ritardi o informazioni sbagliate tali da aver alimentato l’emergenza sanitaria in Italia."