Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 19/01/2021

Enti del terzo settore: obblighi di comunicazione e privacy – Min. Lav. e pol. Soc. 12.01.2021

L’art. 14, comma 2, del Codice del Terzo settore recita quanto segue:

“Gli enti del Terzo settore con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori a centomila euro annui devono in ogni caso pubblicare annualmente e tenere aggiornati nel proprio sito internet, o nel sito internet della rete associativa di cui all'articolo 41 cui aderiscano, gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati.”

Il comma 1 del medesimo articolo dispone in ordine all’obbligo per gli ETS che presentino ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori ad 1 milione di euro di depositare presso il Runts e pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale.

Si tratta, a ben vedere, di un articolo che, tra gli altri, testimonia la ratio complessiva della riforma del terzo settore, laddove in particolare ha inteso rafforzare, potenziare e migliorare la capacità degli enti in parola di rendere trasparenti le loro attività e i loro interventi.

Sull’obbligo di cui al comma 2 sopra citato, è intervenuto il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che, con nota del 13 gennaio 2021, ha chiarito quanto segue:

-) la pubblicazione delle informazioni di cui all’art. 14 citato deve interpretarsi quale (ulteriore) presidio della finalità non lucrativa degli ETS;

-) redditi, entrate di vario genere, compensi, emolumenti et similia devono risultare tutti finalizzati al perseguimento delle finalità di cui alla Riforma e, pertanto, da tali obiettivi di interesse generale non possono essere in alcun modo distratti, tantomeno in forma indiretta;

-) i dati e le informazioni pubblicati nel Runts e sui siti internet dei singoli ETS contribuiscono a rendere maggiormente conoscibili le attività, gli interventi e le risorse finanziarie, non soltanto pubbliche, di questi ultimi, anche nella direzione di aumentarne la reputazione sociale nei confronti dei cittadini;

-) l’obbligo di pubblicazione in parola non riguarda gli ETS considerati di minori dimensioni;

-) la pubblicazione riguarda gli emolumenti e compensi riconosciuti a specifiche categorie di destinatari, segnatamente, titolari di cariche sociali, dirigenti e associati;

-) in ossequio al principio costituzionale di proporzionalità, il diritto alla conoscenza delle informazioni deve essere rispettoso del diritto alla riservatezza;

-) le modalità attraverso cui rendere intelligibili i dati e le informazioni devono quindi rispettare i canoni della ragionevolezza e stabilire oneri non sproporzionati;

-) le linee guida sulla redazione del bilancio sociale degli ETS, approvate con DM 4 luglio 2019, stabiliscono che i dati in argomento costituiscono oggetto di pubblicazione, anche in forma anonima, sul sito internet dell’ente ovvero della rete associativa cui l’ente aderisce;

-) può dunque essere esclusa una pubblicazione nominativa laddove è possibile procedere ad una pubblicazione che possa essere riferita a tutti i soggetti appartenenti ad una determinata categoria di beneficiari;

-) il diritto alla riservatezza, per contro, non si ritiene rispettato laddove si dovesse procedere alla pubblicazione di un dato in forma aggregata, atteso che all’interno di quell’informazione non sarebbe possibile distinguere tra posizioni differenziate, cui l’interessato potrebbe volere accedere;

-) dovranno essere tenuti distinti i dati riguardanti le retribuzioni da quelli riguardanti i compensi riconosciuti a titolo di “indennità particolare” ovvero di “rimborso spese”.

Avuto riguardo ai rimborsi delle spese, la nota ministeriale precisa che trattandosi di spese documentate sarà sufficiente individuare il numero di beneficiari, l’importo medio, l’importo massimo e minimo riconosciuti.

Infine, la nota – a giudizio di chi scrive in modo opportuno e rispettoso del principio autonomistico e di indipendenza che l’intera riforma del terzo settore ha inteso riconoscere agli enti non profit – rifugge dal fornire format o schemi standardizzati di riferimento. Agli organi di controllo o potremmo aggiungere alle reti associative cui i singoli ETS aderiscono il compito di elaborare eventuali griglie o modelli attraverso cui assicurare la pubblicazione delle informazioni e dei dati previsti dall’art. 14, comma 2, d. lgs. n. 117/2017.