Responsabilità civile - Responsabilità civile -  Antonio Arseni - 17/08/2020

Effetti del giudicato penale sul giudizio civile di risarcimento danni (Cass. 5.5.2020 n. 8477)

Come è noto. la riforma del 1988 ha decretato il venir meno della  superiorità/prevalenza dell’accertamento dei fatti, eseguito dal Giudice penale rispetto a quello  effettuabile nel giudizio civile, sicchè il giudicato penale  giammai avrebbe un “effetto tombale”, per così dire, nel giudizio civile laddove sarebbe preclusa, una nuova indagine sui fatti già accertati dal Giudice penale

In buona sostanza, sulla base  del principio della autonomia e separazione dei giudizi civili e penali, in presenza di un giudicato penale maturato sui fatti è precluso al Giudice civile procedere ad un nuovo accertamento con una diversa ricostruzione dell’episodio”.

Sul punto è recentemente  intervenuta la Cassazione  con la pronuncia 05.05.2020 n. 8477 che  in pratica ha affermato come il principio della vincolatività degli accertamenti sul fatto effettuati dal Giudice penale non è da intendersi generalizzata e/o generalizzabile laddove l’omologo Giudice del processo civile venga chiamato alla valutazione dei possibili danni arrecati dalla condotta dell’autore dell’illecito.

La soluzione, quindi, adottata dal codice di rito penale, attualmente in vigore, si distingue da quella  dettata dal codice previgente, laddove prevaleva l’idea che il giudizio penale dovesse produrre risultati valevoli in qualsiasi  altra sede, in ossequio al principio della unità della funzione giurisdizionale e del primato di quella penale , posta a presidio dell’interesse della collettività

Il principio di fondo che si ricava da una giurisprudenza risalente (Cass. S.U. 25/02/2010 n° 4549) può così compendiarsi:

  1. per l’esistenza del diritto al risarcimento del danno può non bastare la condanna penale, in quanto non tutti i reati producono un danno;
  2. la sentenza penale non può essere rimessa in discussione, nel relativo giudizio civile o amministrativo, quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, la sua illiceità penale e la sua commissione da parte del condannato.

Il riferimento normativo,  è rappresentato, infatti, dall’art. 651 c.p.c. laddove viene previsto che: 1) la sentenza penale irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale ed all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale; 2) la stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a norma dell’art. 442 cpp salvo che vi si opponga la parte civile che non abbia accettato il rito abbreviato.

 È appena il caso di rilevare, tuttavia,  al riguardo, che “quando si afferma che l’esistenza del danno, nei cosiddetti reati di danno, è implicita nell’accertamento del «fatto-reato», il riferimento, sulla base delle regole di diritto civile, è al danno evento, ma non anche al danno conseguenza, per il quale l’indagine da compiere è quella del nesso di causalità giuridica fra l’evento di danno e le sue conseguenze pregiudizievoli, ex art. 1223 CC). In relazione all’accertamento del danno conseguenza, sotto il profilo dell’esistenza del nesso di causalità, dell’esistenza e della quantificazione del danno, all’esito del giudicato penale, resta quindi ferma la competenza del Giudice civile anche con riferimento all’ipotesi del reato cosiddetto di danno.

Pertanto, la sentenza del Giudice penale che, accertando l’esistenza del reato, abbia altresì pronunciato condanna definitiva dell’imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile, demandandone la liquidazione ad un successivo e separato giudizio, spiega, in sede civile, effetto vincolante in ordine alla “declaratoria iuris” di generica condanna al risarcimento ed alle restituzioni, ferma restando la necessità dell’accertamento, in sede civile, della esistenza e della entità delle conseguenze pregiudizievoli derivate dal fatto individuato come “potenzialmente” dannoso e del nesso di derivazione causale tra questo e i pregiudizi lamentati dai danneggiati” (così anche in Cass. 09/03/2018 n° 5660: 14/02/2019 n° 4378, Cass. 05/05/2020 n° 8477).

Dunque, quali sono i poteri di accertamento del Giudice civile all’esito del  giudicato penale?

In particolare, nel caso non infrequente ( oggetto della pronuncia della Cass. 8477/2020) in cui la sentenza penale che in primo grado abbia deciso anche per la condanna generica al risarcimento del danno, riformata in secondo grado con statuizione di non doversi procedere per estinzione del reato e conferma della condanna generica (nello stesso termine deciso), svolge i suoi effetti nel successivo giudizio civile del danno, con preclusione di una nuova valutazione nell’an debeatur?

La risposta si ricava cristallinamente in plurime decisioni della Cassazione, tra cui si segnala Cass. 16/06/2014 n° 13656, che ha affermato nettamente il principio secondo cui (testualmente): “il Giudice civile investito della domanda di risarcimento del danno da reato, deve procedere a un autonomo accertamento dei fatti e della responsabilità con pienezza di cognizione, non essendo vincolato alle soluzioni e alle qualificazioni del Giudice penale. Nondimeno, il Giudice civile può legittimamente utilizzare come fonte del proprio convincimento le prove raccolte in un giudizio penale definito con sentenza passata in cosa giudicata e fondare la decisione su elementi e circostanze già acquisiti con le garanzie di legge in quella sede, procedendo a tal fine a diretto esame del contenuto del materiale probatorio, ovvero ricavando tali elementi e circostanze dalla sentenza, o se necessario, dagli atti del relativo processo, in modo da accertare esattamente i fatti materiali sottoponendoli al proprio vaglio critico”.

In continuità con detta decisione, si pongono ex pluribus Cass. 17/06/2013 n° 15112 e più di recente Cass. 14/02/2019 n° 4318 secondo cui “la condanna generica al risarcimento dei danni contenuta nella sentenza penale, pur presupponendo che il Giudice abbia riconosciuto il relativo diritto alla costituita parte civile, non esige e non comporta alcune indagine in ordine alla concreta esistenza di un danno risarcibile, postulando soltanto l’accertamento della potenziale capacità lesiva del fatto dannoso e dell’esistenza – desumibile anche presuntivamente, con criterio di semplice probabilità – di un nesso di causalità tra questo ed il pregiudizio lamentato, mentre resta impregiudicato l’accertamento, riservato al Giudice civile, in ordine all’ “an” – in concreto – ed al “quantum” del danno da risarcire. Entro tali limiti, detta condanna, una volta divenuta definitiva, ha effetti di giudicato sulla azione civile e portata onnicomprensiva, riferendosi ad ogni profilo di pregiudizio scaturito dal reato, ancorché non espressamente individuato nell’atto di costituzione di parte civile o non fatto oggetto di pronunce provvisionali, che il Giudice non abbia formalmente dichiarato di escludere nel proprio “dictum”( v.anche:Cass.8477/2020 Cass.4318/2019, Cass.5660/2018)

 Dal 2010 al 2020 nella giurisprudenza di legittimità il giudizio civile di danno ha concretamente assunto configurazione, caratteri ed ambiti che ne hanno esaltato, appunto, la totale originarietà ed autonomia rispetto a quello penale.

Ad esempio le S.U. Cassazione 26/01/2011 n° 1768  in ordine alle incombenze probatorie, hanno evidenziato che mentre il giudizio penale pone al centro dell’osservazione la figura dell’imputato ed il suo status libertatis, quello civile risarcitorio guarda al danneggiato ed alle sue posizioni giuridicamente protette. Donde l’affermazione che, in tema di responsabilità civile aquiliana, il nesso causale è pur sempre regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 CP, nonché dal criterio della cosiddetta causalità adeguata, sulla base del quale, all’interno della serie causale, occorre dal rilievo solo a quegli eventi che non appaiano, ad una valutazione ex ante, del tutto inverosimili, ferma restando, però, la diversità del regime probatorio applicabile, in ragione dei differenti valori sottesi ai due processi: nel senso che, nell’accertamento del nesso causale in materia civile, vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, mentre nel processo penale vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio” (cfr. Cass. 576/2008)..

Al lume delle indicazioni della S.C. può concludersi nel senso che, a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Codice di Procedura Penale, devono ritenersi definitivamente espunti dall’Ordinamento i principi di unitarietà delle giurisdizioni civile e penale e della conseguente prevalenza del giudizio penale sul giudizio civile, vigendo, piuttosto il principio della parità ed originarietà dei diversi ordini giurisdizionali e della sostanziale autonomia e separazione dei giudizi, ad eccezione di determinati tipi formali di pronuncia per ipotesi tassativamente prescritte.

Dunque“la disposizione di cui all’art.652 c.p.p. (così come quelle degli artt. 651, 653 e 654 del codice di rito penale) costituisce un’eccezione al principio dell’autonomia e della separazione dei giudizi penale e civile, in quanto tale soggetta ad un’interpretazione restrittiva e non applicabile in via analogica oltre i casi espressamente previsti. Ne consegue che la sola sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima) pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre alle sentenze di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non va riconosciuta alcuna efficacia extrapenale, benché, per giungere a tale conclusione, il Giudice abbia accertato e valutato il fatto (nella specie, il Giudice penale, accertati i fatti materiali posti a base delle imputazioni e concesse le attenuanti generiche, per effetto dell’applicazione di queste ha dichiarato estinto il reato per prescrizione). 

In quest’ultimo caso, il Giudice civile, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione (nella specie, il Giudice civile, ha proceduto ad un riparto delle responsabilità diverso da quello stabilito dal Giudice penale)”. Se, infatti la ricostruzione storico-dinamica dell’accaduto è preclusiva di un nuovo accertamento da parte del Giudice civile, che non può procedere ad una diversa autonoma ricostruzione dell’episodio, quest’ultimo può invece indagare su altre modalità del fatto non considerate dal Giudice penale ai fini del giudizio a lui demandato: come nel caso esaminato dalla S.C., il comportamento della parte lesa, negli aspetti in nessun modo esaminati dal Giudice penale ed incidenti sull’apporto causale nella produzione dell’evento.

 Va detto, infine, che la Cassazione, con sentenza 23/04/2020 n° 8052 ha precisato che l’efficacia vincolante della sentenza penale di condanna è invocabile tra coloro che parteciparono al processo penale finché la soluzione del primo dipenda dagli stessi fatti materiali del secondo e (soprattutto) perché la legge civile non ponga limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa.

In buona sostanza, il giudizio di rinvio dalla sede penale a quella civile, attiene ad una indagine processuale e sostanziale del tutto autonoma, volta non più a discernere con funzione punitiva il reato e la sua imputabilità ma attinente alla diversa dimensione del fatto come presupposto del diritto al risarcimento del danno.

In conclusione, se un nuovo accertamento non è possibile relativamente ad un fatto già oggetto di verifica con effetto di giudicato dal Giudice penale e di cui si chiede al Giudice civile una diversa ed autonoma ricostruzione, al contrario è possibile per quest’ultimo procedere alla valutazione dello stesso episodio e trarne le doverose conseguenze.

Sotto tale prospettiva, verificata la sua applicabilità nella fattispecie concreta, del principio di vincolatività del giudicato penale sul giudizio civile di risarcimento, la trattazione della questione si riporterà in ambito istruttorio, laddove sono previste  ex art.2697cc., regole e criteri, sintetizzabili nelle note espressioni secondo cui “onus probabndi incumbit ei qui dicit”  e” iudex debet iudicare iusta alligata et probata partium.”

Agosto 2020 Avv. Antonio Arseni -Foro Civitavecchia .