Malpractice medica - Malpractice medica -  Emanuela Foligno - 19/12/2020

Due interventi di derivazione ventricolare sul neonato e inadeguati trattamenti sanitari

La delicata e particolare vicenda è stata decisa dal Tribunale di Latina (Trib. Latina, sez. II, sentenza n. 1720 del 17 settembre 2020).

Pochi giorni dopo il parto, madre e neonato si recavano all’Ospedale  in seguito a comparsa nel bambino di irrequietezza, sintomi febbrili e colorito giallastro.

Solo dopo due giorni veniva disposto il trasferimento del neonato presso altra struttura ove veniva diagnosticato “idrocefalo post infettivo”.

Il neonato subiva due interventi di derivazione ventricolare (22.09.2010 e 3.10.2010), veniva poi dimesso in data 12.10.2010, pur permanendo una grave compromissione fisica e la necessità di continui e costanti trattamenti terapeutici e cure farmacologiche.

I genitori del neonato agiscono in giudizio nei confronti del primo ospedale eccependo che  l'idrocefalo era conseguenza di una grave sepsi non diagnosticata e non correttamente curata successivamente al ricovero del 24.08.2010.

La causa veniva istruita mediante CTU medico-legale, prove orali ed acquisizione delle produzioni documentali.

Preliminarmente il Tribunale rileva che la responsabilità dell'ente ospedaliero, sia esso pubblico o privato, per i danni subiti da un privato a causa della non diligente esecuzione della prestazione medica ha, in ogni caso, natura contrattuale di tipo professionale, mentre quella del sanitario è, qualificabile come di natura extracontrattuale.

Sul punto viene richiamato l’intervento da parte del legislatore, atteso che l'articolo 7 della Legge Gelli - Bianco (legge n. 24/2017) prevede una bipartizione della responsabilità civile, differenziando la posizione della struttura sanitaria da quella dell'esercente la professione sanitaria.

In particolare la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata risponde ai sensi degli artt.1218 e 1228 c.c.: (responsabilità contrattuale).

Il Sanitario, invece risponde del proprio operato ai sensi dell'art. 2043 c.c.  (salvo che abbia agito nell'adempimento di obbligazione contrattuale assunta direttamente con il paziente): (responsabilità extracontrattuale).

Inoltre, con riferimento alla posizione del Sanitario, la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave ai sensi dell'art 2236 c.c. attiene esclusivamente alla perizia nella soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà che trascendono la preparazione media , o perché' la particolare complessità discende dal fatto che il caso non è stato ancora studiato a sufficienza o perché non è stato ancora dibattuto con riferimento ai metodi da adottare.

Ciò premesso il Tribunale di Latina ritiene  sussistente la responsabilità dell’Ospedale in relazione ai pregiudizi subiti dagli attori per effetto dei trattamenti sanitari eseguiti dal personale sanitario presso l'Ospedale nel lasso temporale che va dalla mattinata del 26.08.2010 alla tarda serata del 28.08.2010, quando venne disposto il trasferimento del neonato presso l'Ospedale Umberto I di Roma.

In particolare evidenzia il CTU che “il bambino  allo stato attuale è affetto da esiti di idrocefalo postinfettivo a seguito di infezione disseminata da Escherichia Coli. Il germe è stato contratto, con grande probabilità prossima alla certezza, dalla suzione di latte materno, dunque con modalità indipendenti dal trattamento sanitario ricevuto; tuttavia è possibile sostenere che la progressione dell'infezione al tessuto cerebrale e successivo sviluppo di idrocefalo siano in parte da far risalire all'operato fornito dai Sanitari dell'Ospedale San Giovanni di Dio di Fondi.”

Ed ancora: “è riconosciuto ai medici che ebbero in cura il neonato dal ricovero del 26.08.2010 fino al trasferimento presso l'Umberto I di Roma il 28.08.2010, che per quanto la sintomatologia mostrata dal neonato, fosse obiettivamente parca di segni clinici e sierologici patologici, e fosse stata correttamente inquadrata in un contesto clinico di sospetta sepsi, tuttavia a tale corretto approccio sono seguite disposizioni diagnostico - assistenziali adeguate ma parziali, non completate, nel concreto, secondo quanto teoricamente previsto dalle Linee Guida specifiche vigenti al tempo”.

Nell’operato fornito al neonato dai Sanitari dell’Ospedale è possibile ravvisare profili di colposa negligenza relativamente alla fase diagnostica, per non aver eseguito un emocoltura che avrebbe molto probabilmente consentito l'individuazione precoce del batterio, nonché a quella terapeutica, individuabile nella mancata impostazione di una terapia tempestiva ed adeguata, con l'aggiunta di aminoglicoside, per via endovenosa, che avrebbe scongiurato, o quantomeno contenuto, la progressione dell'infezione in meningite.

E’ possibile, dunque, affermare che l'antecedente omissivo dell'Ospedale  -ovverosia la mancata esecuzione di emocoltura e mancata somministrazione di terapia adeguata al caso concreto-, abbia con elevata probabilità determinato un minor controllo della patologia, favorendone evoluzione in meningite e successivamente in idrocefalo.

In conclusione il Consulente stima che il comportamento colposo dei Sanitari dell'Ospedale di Fondi abbia sottratto al neonato delle chances di guarigione computabili intorno al 75-80%, per quanto attiene lo sviluppo di meningite, e circa il 50-60% per l'evoluzione in idrocefalo.

Le risultanze della CTU vengono integralmente condivise dal Tribunale che le fa propriee che ritiene accertata, quantomeno in via concorsuale ai sensi dell'art 2055 c.c. con i sanitari del presidio Ospedaliero dell'Umberto I (Struttura e sanitari non convenuti nel giudizio) la responsabilità dell’Ospedale in relazione alle grave forma di idrocefalo infetttivo da cui è stato affetto il minore.

Osserva il Tribunale che risulta provata sia la condotta inadempiente dei sanitari, quanto il nesso causale tra la stessa ed in danni subiti dal minore,  secondo la regola della riferibilità causale dell'evento stesso all'ipotetico responsabile, la quale presuppone una valutazione nei termini del c.d. "più probabile che non".

Ulteriormente il Tribunale osserva in merito all'eventuale corresponsabilità nella causazione dell'evento della condotta dei Sanitari del Presidio Ospedaliero dell'Umberto I, ove il neonato veniva ricoverato dal 28.08.2010, circostanza rappresentata dal CTU), che tale rilievo non comporta né un'elisione del nesso causale tra la condotta dei sanitari DELLA Struttura chiamata in giudizio,  né l'inapplicabilità dell'art 2055 c.c. con conseguente necessità ai fini risarcirtori di una differenziazione delle diverse condotte e dei rispettivi profili di responsabilità.

Difatti l'unicità del fatto dannoso richiesta dall’art. 2055 c.c, per l’applicazione di una responsabilità solidale tra gli autori dell'illecito, deve essere intesa in senso non assoluto, ma relativo al danneggiato, ricorrendo, perciò, tale forma di responsabilità pur se il fatto dannoso sia derivato da più azioni o omissioni, dolose o colpose, costituenti fatti illeciti distinti, ed anche diversi, sempreché le singole azioni od omissioni abbiano concorso in maniera efficiente alla produzione del danno.

Per quanto concerne la quantificazione del danno il Tribunale distingue le componenti del danno all’integrità psico fisica ed i risvolti esistenziali subiti dal neonato, dal danno cosiddetto riflesso subito dai genitori.

Per il risarcimento del danno biologico subito dal neonato viene liquidato l’importo di euro 132.000,00 a titolo di danno biologico permanente, e l’importo di euro 8.000,00 a titolo di danno biologico temporaneo.

ll danno biologico da invalidità permanente riportato dall'attore viene liquidato equitativamente sulla base di un parametro monetario (c.d. liquidazione a punto) e quantificato nell’importo di euro 35.000,00 .

Tale importo, che costituisce la dovuta personalizzazione del danno non patrimoniale, specifica il Tribunale, è stato determinato tenendo conto della notevole entità delle lesioni e del rilevante grado di afflittività delle cure ricevute (numerosi ricoveri ospedalieri per numerosi giorni, ripetuti controlli e visite ambulatoriali, trattamenti terapeutici prolungati, decorso post- operatorio particolarmente complesso anche in ragione della giovanissima età).

Con riferimento alla posizione dei genitori, viene premesso che per costante orientamento della Suprema Corte, nel caso in cui dall'illecito sanitario derivi una lesione gravissima alla salute del neonato, il danno morale richiesto "iure proprio" dai genitori vada risarcito come danno non patrimoniale, nell'ampia accezione ricostruita dalle SS.UU. della Cassazione (nelle sentenze n. 9556 del 2002 e n. 26972 del 2008), tenendo in considerazione che anche per il danno morale di tipo riflesso il risarcimento deve essere integrale e tanto più elevato quanto maggiore é la lesione che determina la doverosità dell'assistenza familiare e il sacrificio totale ed amorevole verso il macroleso.

Per tale voce di danno subita dai genitori del neonato viene dunque liquidato l’importo di euro 43.000,00 per ciascuno.

Il Tribunale di Latina accoglie la domanda risarcitoria nei termini sopra indicati e condanna l’Ospedale alla corresponsione degli importi liquidati, al pagamento delle spese di lite e di CTU.