Cultura, società - Intersezioni -  Maria Rosa Pantè - 06/10/2020

Dopo la tempesta di ottobre

Nel tempo della grande pioggia e del vento eravamo in casa, in Piemonte, e fino alle cinque del mattino abbiamo controllato l’acqua, altri non hanno potuto e sono crollati ponti, tetti sono stati scoperchiati, case allagate e c’è stato un morto. Giovane.
Ma qualche giorno dopo è tornato udibile il canto degli uccelli, particolare dopo la pioggia. Un suono che mi ossessiona, che mi chiama a una vita che io non posso aver mai conosciuta… eppure la so.

I
Centocinquanta milioni di anni
è l’età degli uccelli.  
Gli uomini posarono i primi sguardi
sulla terra. E gli uccelli erano già vecchi,
resi saggi dal volo.
Dopo la pioggia mi pare di udire
il loro canto primordiale. Già
c’ero eppure non ero ancora nata.
La mia specie non conosceva il cielo.

II
Il silenzio sta tutto
nell’assolo limpido,
nel canto cristallino degli uccelli.
In quell’aereo tempo,
dopo le grandi piogge.

III
Fiuta la gatta il loro volo, ma
troppo alto è il canto e il profumo di preda
si perde nel vento. Lei s’arrampica
su un ramo vanamente.
Si apposta e balza solo su una foglia.