Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 13/11/2020

Distanze, confini e rapporti di vicinato: tutela giursidizionale nelle costruzioni edificate a confine con piazze o pubbliche vie

Importante problematica, nascente dal disposto contenuto dal secondo comma dell’articolo 879 del codice civile, riguarda la tipologia di tutela, alla quale ha diritto il proprietario frontista, nel caso di violazione delle leggi e dei regolamenti da tale norma richiamati: ha, cioè, diritto anche alla riduzione in pristino o solo al risarcimento del danno?

L’orientamento è per la seconda, tutelando, le leggi e i regolamenti richiamati dal secondo comma dell’articolo 879 c.c., interessi di ordine generale (salva, in ogni caso, la tutela giurisdizionale amministrativa: il proprietario di un edificio, che ne fronteggi un altro al lato opposto di una pubblica via, può infatti avvalersi della tutela giurisprudenziale amministrativa, sulla base della convergenza del proprio interesse particolare con quello generale, tutelato dalle norme di edilizia e di ornato pubblico, richiamato dall'art. 871 c.c.): invero, le disposizioni di legge e regolamentari (tra le quali, fra l'altro, il codice della strada ed il relativo regolamento di esecuzione) cui rinvia l'art. 879, comma 2, c.c. per il caso delle costruzioni «in confine con le piazze e le vie pubbliche», non sono dirette alla regolamentazione dei rapporti di vicinato ed alla tutela della proprietà ma alla protezione di interessi pubblici, con particolare riferimento alla sicurezza della circolazione stradale; pertanto, ove l'Amministrazione pubblica, a tutela del bene demaniale, abbia esperito i rimedi ordinari a tutela della proprietà, è da ritenersi insussistente un diritto soggettivo suscettibile di dar luogo a tutela ripristinatoria.

 Il danno, peraltro, lungi dall'essere in re ipsa, dev'essere rigorosamente provato, sia in ordine alla sua potenziale esistenza che alla sua entità obiettiva, in termini di lesione all'amenità, comodità, tranquillità o altro (a differenza del danno conseguente alla violazione delle norme del codice civile - ed integrative di queste - relative alle distanze nelle costruzioni, che invece si identifica nella violazione stessa, costituendo un asservimento de facto del fondo del vicino al quale, pertanto, compete il risarcimento senza la necessità di una specifica attività probatoria): nel caso, infatti, di violazioni di norme speciali di edilizia non integrative della disciplina del codice, manca un asservimento di fatto del fondo contiguo - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Anche le disposizioni degli strumenti urbanistici locali che disciplinano l'altezza dei fabbricati rispetto alla larghezza delle strade, che essi fiancheggiano, esulano dall'ambito delle norme in materia di costruzioni suscettibili di dar luogo a tutela ripristinatoria, risultando dettate a tutela di interessi diversi da quelli attinenti alla materia dei rapporti di vicinato: non possono, pertanto, essere considerate integrative del codice civile, agli effetti dell'art. 872 comma 2, stesso codice.