Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 21/09/2020

Distanze, confini e rapporti di vicinato nei fondi a dislivello: l'art. 887 del codice civile non individua un diritto diverso da quello previsto dall'art. 886

Se la parte di muro che adempie alla funzione di contenimento (impedendone lo smottamento o lo scivolamento) di un terrapieno naturale non può dirsi costruzione, qualunque sia la sua altezza, non altrettanto deve affermarsi per l’eventuale restante parte di muro, la quale, per la propria identificazione, seguirà le regole generali: essa, infatti, che s'innalza oltre il piano del fondo sovrastante, in quanto priva di funzione di conservazione dello stato dei luoghi e, anzi, significativamente modificativa di tale stato, rileva autonomamente ed è soggetta alla disciplina giuridica adeguata alle concrete sue caratteristiche oggettive, con la conseguenza che essa, ove non possa essere considerata muro di cinta (anche, ad esempio, in quanto di altezza superiore ai tre metri), configura una costruzione apprezzabile come termine di riferimento per la misurazione delle distanze legali - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Per un esempio, si veda Cass. 15.10.83, n. 6060, GCM 1983, fasc. 9; deve intendersi nel medesimo contesto anche l’affermazione secondo cui ai sensi dell'art. 17 l. 6 agosto 1967 n. 765, l'altezza finale di tre metri per i muri di cinta non è estensibile al caso del muro tra fondi a dislivello che deve contenere e sorreggere la scarpata e il declivio la cui configurazione topografica e la cui spinta naturale costituiscono i coefficienti determinatori dell'altezza del muro di sostegno e, pertanto, il detto muro può elevarsi oltre il limite massimo previsto dall'art. 886 c.c., quando la sua concreta funzionalità e strumentalità, in aderenza allo stato dei luoghi, lo esiga: così, ad esempio, T.A.R. Abruzzo 27.11.79, n. 138, RGE 1980, I, 893.

Tengasi altresì presente di come la norma di cui all'articolo 887 del codice civile non individui un diritto diverso da quello, previsto dall'articolo 886 del codice civile, di costringere il vicino a contribuire alle spese di costruzione del muro di cinta, ma specifichi soltanto che tali spese devono essere sostenute, per intero dal proprietario del fondo superiore, dalle fondamenta all’altezza del proprio suolo: così, incidentalmente, Cassazione civile, sez. II, 29/07/2009, n. 17692, Giust. civ., Mass. 2009, 7-8, 1161, riportata integralmente in “I rapporti di vicinato e le distanze legali”, Riccardo Mazzon, Cedam 2013, nell’affermare il principio secondo cui “la richiesta di addebitare integralmente la costruzione al vicino non costituisce perciò inammissibile mutamento della domanda, ma mera emenda, consentita anche in appello, della domanda volta a costringere il vicino alla costruzione del muro di cinta”.