Interessi protetti - Generalità, varie -  Barbara Maria Grana - 03/07/2020

Decreto Giustizia: si riparte dal 1 luglio, ma è davvero così?

Con 256 voti favorevoli e 159 contrari, la Camera ha approvato definitivamente, la conversione del decreto - legge n. 28 del 30 aprile 2020.
Il testo era stato già approvato dal Senato con 154 voti favorevoli e 129 contrari e 2 astenuti, raggruppa provvedimenti varati da parte del Governo, durante la fase del lockdown di giustizia.
Le principali misure riguardano: le intercettazioni, l’ordinamento penitenziario, permessi, detenzione domiciliare, e alcune disposizioni sul rischio contagio da Coronavirus. 1) Possono essere depositati in via telematica gli atti e i provvedimenti delle intercettazioni, rinviata al 1 settembre l’applicazione della riforma; 2) la Polizia penitenziaria  può utilizzare dei droni, per assicurare una più efficacia vigilanza sugli istituti penitenziari e garantire maggiore sicurezza all’interno; 3) per quanto riguarda le scarcerazioni legate al rischio contagio per la diffusione del Covid 19,  sono state perviste delle importanti novità in  tema di permessi e detenzione domiciliare, dove è previsto il parere obbligatorio che i giudici di sorveglianza devono richiedere al Procuratore antimafia,  il detenuto inoltre può colloquiare a distanza; 4) App. di tracciamento immuni, e disposizioni sul rischio contagio.
Il sistema giudiziario è ripartito dal 1 luglio 2020 grazie alle modifiche recate all’art. 83  del decreto – legge 28/2020 ( Cura Italia) che rappresenta la disposizione principale in tema di misure di sicurezza degli effetti della pandemia e della quarantena, sul sistema giudiziario nazionale.
 Il  Consiglio nazionale forense, aveva chiesto di ritornare a celebrare i processi nelle aule. La ripartenza della giustizia dal 1 luglio è sicuramente un bel segnale per gli avvocati e per i cittadini che attendono da mesi di veder riconosciuti i propri diritti.
L’organo istituzionale dell’avvocatura “vigilerà affinché la macchina della giustizia riparta con la più ampia e continuativa presenza dei cancellieri in tribunale, condizione necessaria e funzionale all’attività giurisdizionale stessa”.
Gli avvocati, hanno manifestato in piazza Montecitorio, e davanti alla Corte di Cassazione  contro la “paralisi” della giustizia. “Vogliano tornare a svolgere il loro lavoro e lo vogliono  fare nei tribunali”.
La pandemia ha rallentato l’attività giudiziaria dopo questo blocco forzato e bisogna ripatire con le udienze.
Ma di fatto molte udienze previste per luglio sono state rinviate e l’ 85% delle cause anche fino al 2022″.
A causa di questi rinvii generalizzati , anziché consentire la ripresa hanno aggravato i problemi in corso.
Altro grave problema è la riorganizzazione delle cancellerie, il 6 luglio verranno riprogrammate le attività del personale dell’Amministrazione giudiziaria.
Gli avvocati vedono a rischio la propria stessa sopravvivenza professionale, con un grave danno economico, dal momento che  non riceveranno gli onorari dai propri assisti.