Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Fabio Rispoli - 06/04/2020

Dalla parte del minore

“La protezione del soggetto fragile, il Minore, nei provvedimenti interinali emessi nella fase introduttiva dei procedimenti di Separazione Personale Giudiziale”

Con questo scritto si vogliono evidenziare alcune delle problematiche che emergono si sviluppano nell’ambito di una separazione giudiziale e delle possibili soluzioni che tendono ad attribuire una protezione al soggetto piu’ “fragile” il minore.

Attori principali del procedimento di separazione personale giudiziale, sono oltre ai coniugi, i figli. Va evidenziato che negli ultimi anni, in seguito ad un incremento delle istanze di separazione con il coinvolgimento di minori, gli studi scientifici si sono focalizzati sugli aspetti traumatici a livello psicologico vissuti dai figli.

La separazione è il punto di arrivo di un processo che si sviluppa nel tempo, con tensioni e conflitti, che si ripercuotono sulla psiche del minore anche molto tempo dopo il momento della separazione dei genitori, causando spesso sofferenza fisica e psicologica allo stesso, essendo un evento destabilizzante che impone un cambiamento.

Ai figli viene, infatti, chiesto di trasformare profondamente le proprie abitudini quotidiane e le modalità di relazione con i genitori e ciò può causare al minore un momento di confusione e di disordine emotivo, dovuto alla diminuzione del senso di stabilità e di sicurezza di cui, durante il percorso di crescita, hanno un estremo bisogno.

Accade spesso che i coniugi assumano comportamenti con alta conflittualità, tesi ciascuno a difendere le proprie motivazioni e rischiando il più delle volte di mettere in secondo piano i bisogni dei figli, incidendo sul loro senso di sicurezza e sul loro equilibrio psichico. Tutto ciò comporta per il minore la ricerca sempre più dell’attenzione dei genitori, generalmente con comportamenti non corretti che si manifestano principalmente nella condotta assunta a scuola, nei rapporti con gli altri coetanei e con i parenti.

I figli minori, inoltre, in situazione di conflittualità dei genitori, possono arrivare a sentirsi colpevoli e responsabili delle tensioni che si manifestano tra questi ultimi, portandoli a sensi di colpa, specie quando le discussioni riguardano questioni relative loro nell’attuazione delle regole formulate dal Giudice nei provvedimenti interinali (ad es. orari di visita, scelte educative, l’utilizzo delle somme versate a titolo di mantenimento, ecc...).

Tra le situazioni conflittuali e problematiche più frequenti si trova anche la cosiddetta Sindrome da Alienazione Parentale (PAS), ora nota come Alienazione Parentale (PA), patologia che è attualmente molto discussa. Sindrome che si riferisce a tutte le manifestazioni psicopatologiche osservate nei minori all’interno delle separazioni genitoriali conflittuali, relative all’ingiustificato o inspiegabile totale rifiuto verso un genitore. L’alienazione genitoriale, di cui l’Alienazione Parentale è un sottotipo, consiste nel distruggere la relazione tra l’altro genitore ed il proprio figlio. Nasce da conflittualità irrisolte soprattutto per problematiche relative all’utilizzo dell’assegno di mantenimento per il minore, le cure per lo stesso, l’interesse per l’andamento scolastico, le visite, le ricorrenze, gli orari di presa in “consegna” e di “riconsegna” del minore e, tutto ciò si alimenta con sentimenti di rivalsa ed acredine di un adulto verso l’ex partner, che cerca nel minore un alleato e, spesso, un vendicatore. Queste tensioni provocano la nascita di una alleanza perversa e patologica del minore con un genitore a scapito dell’altro, non affidatario, che viene a volte aggredito o escluso dalla relazione. Il genitore rifiutato può altresì essere sostituito da una nuova figura, quella del un nuovo partner. Il minore coinvolto vive, quindi, diverse fasi con il trascorrere del tempo, che inizialmente lo vede resistente, combattuto tra accettare e il non accettare la situazione prospettata dal genitore convivente fino poi a cedere ed accettare, soprattutto se è un soggetto emotivamente fragile e meno difeso.

Una recente ricerca ha evidenziato la “scissione” che vive il minore conseguentemente ad una Alienazione Parentale (Bernet et al., 2018): i minori alienati, infatti, percepiscono costantemente un senso di frattura e di mancata ambivalenza verso il genitore rifiutato.

Maggiore è il grado di alienazione, più grave ed elevato sarà il livello di frammentazione: il figlio vive il genitore rispettato e preferito in termini estremamente positivi, contrariamente a quello respinto.

Questo in sommi capi è il quadro generale dello scenario psicologico nel quale gli attori principali della separazione si apprestano a comparire dinanzi ad un Giudice che dovrà decidere il loro immediato destino, modellando le condizioni di separazione sulle esigenze di tutti i soggetti coinvolti e far si che non si verifichino motivi di conflittualità.

La separazione giudiziaria è prevista dall’art. 151 del codice civile che recita: “...La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all'educazione della prole...”.

Le fasi in cui si articola il procedimento di separazione disciplinato dall’art. 706 e segg. del c.p.c., sono sommariamente: a) introduzione del procedimento con ricorso per separazione personale dei coniugi, prodotto da parte di uno dei coniugi contro l’altro; b) comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale per il tentativo di conciliazione, alla presenza del PM ex art. 70 Codice di procedura civile, che prevede: ...”nelle cause matrimoniali, comprese quelle di separazione personale dei coniugi...”. La presenza di quest’ultima figura è diretta a controbilanciare due esigenze: garantire la tutela di situazioni di interesse collettivo e rispettare il principio della domanda, senza derogare alla terzietà del giudice ; c) emissione dei provvedimenti interinali del Presidente del Tribunale che seguono, quindi, il tentativo di conciliazione risultato infruttuoso; d) precisazione e integrazione delle pretese formulate nel ricorso e nelle comparse di costituzione e risposta, con le Memorie Integrative; e) l'avvio del procedimento ordinario che si instaura innanzi ad un Giudice Istruttore che seguirà tutta la fase istruttoria a conclusione della quale si giunge alla decisione con sentenza da parte del Tribunale e, nella quale verranno riportate le condizioni definitive cui dovranno attenersi i coniugi nella vita da separati.

Focalizziamo l’attenzione sui provvedimenti interinali del Presidente del Tribunale che vengono emessi in sede di comparizione dei coniugi nella separazione giudiziale, in un momento di forte tensione all’interno della famiglia.

Il Presidente del Tribunale a seguito del tentativo di conciliazione, non andato a buon fine, emette con ordinanza i provvedimenti temporanei ed urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei figli (affidamento e mantenimento) e dei coniugi (assegnazione dell’abitazione e mantenimento del coniuge), nomina il giudice istruttore, fissa il giorno in cui si terrà l’udienza davanti allo stesso giudice istruttore, fissa il termine entro il quale il coniuge convenuto si deve costituire se non lo ha già fatto partecipando all’udienza di comparizione.

Con particolare riferimento ai provvedimenti relativi ai figli, il d.lgs. 154/2013 ha introdotto un insieme di norme uniche e comuni per i rapporti genitoriali: i nuovi artt. da 337 bis a 337 octies, dettano delle regole di riferimento in materia di separazione e di rapporti tra genitori e figli. Le principali novità sono: 1) affidamento ad un solo genitore e in caso di richiesta affidamento condiviso; 2) assegnazione della casa coniugale in base al titolo di proprietà e agli accordi economici e valutato l’interesse dei figli; 3) obbligo dell’ascolto del minore, salvo il caso in cui sia superfluo o dannoso per lo stesso; 4) obbligo di mantenimento dei figli minori e maggiorenni se non autosufficienti economicamente. Una svolta significativa all’interno delle separazioni si ha con la Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006, che sancisce il principio della bigenitorialità: il diritto imprescindibile di un figlio ad avere rapporti stabili con entrambi i genitori ed accesso ad entrambe le famiglie d’origine, ad eccezione di situazioni pregiudizievoli.

Detto ciò, il Presidente del Tribunale valutato quanto è emerso in sede di comparizione dei coniugi, emette il provvedimento interinale, salvo che non ritenga di approfondire quanto esposto dai coniugi e avviare una sorta di “istruttoria”. Secondo la giurisprudenza prevalente in materia di provvedimenti nel giudizio di separazione, il giudice deve ordinare obbligatoriamente l’ascolto del minore purché questo non danneggi la sua personalità. Ciò perché l’ascolto del figlio minore serve, da un lato, ad attuare il diritto di quest’ultimo di essere sentito per i provvedimenti che lo riguardino direttamente (per es. affidamento, diritto di

visita e frequentazione) e dall’altro a garantire che il giudice conosca, per quanto possibile, gli interessi del minore stesso e giunga alla decisione più adeguata per la loro attuazione. L’ascolto del minore, anche con l’aiuto di un esperto, può infatti aiutare il giudice a comprendere la situazione familiare dal punto di vista della prole e prendere le decisioni più idonee a garantire che il figlio, nonostante la separazione, mantenga un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e veda soddisfatte le più importanti esigenze materiali e affettive. L’ascolto del minore risulta, quindi, rilevante se i figli fanno da spettatori ad accuse reciproche, offese, minacce, e vengono coinvolti attivamente in un “scontro” familiare in cui è richiesto loro di assumere dei ruoli e di schierarsi con l’uno o l’altro genitore o di mediare il conflitto, con la conseguenza di essere esposti maggiormente al rischio di sviluppare problemi emotivi e comportamentali.

In questa fase processuale importantissima per la integrità psicologica del minore, possono essere introdotte delle figure esterne al processo che possono “aiutare” il Magistrato a prendere una decisione più aderente alle esigenze degli attori della separazione, che sono il CTU medico -legale e gli Assistenti Sociali che possono essere nominati facendo ricorso al combinato disposto dell’art. 155 e art. 337 e segg. del c.c.(D. lgs. 28/12/2013 n. 154).

Nelle separazioni non consensuali può essere prevista, quindi, dal Tribunale una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), che contiene un’indagine psicologica e clinica delle parti in causa e che richiede allo stesso Consulente del Giudice, una specifica formazione e preparazione, vincolata ad un evento giuridico. Nella maggior parte dei casi i quesiti che vengono posti dal Magistrato riguardano il profilo della personalità genitoriale, qualora siano coinvolti minori, allo scopo di indagare il migliore regime di affidamento e domiciliazione in caso di separazione. Lo psicologo ha, quindi, il compito di valutare la presenza di eventuali aspetti psicopatologici nel funzionamento interpersonale e relazionale dei genitori, le competenze genitoriali di ognuno di essi, le incidenze sullo sviluppo psicologico ed affettivo dei figli ed il soddisfacimento dei loro bisogni, allargando la valutazione a tutte le figure di riferimento significative ed indicando, altresì, le misure di intervento necessarie. Pertanto, la CTU diventa uno strumento per prevenire e per comprendere dettagliatamente la situazione familiare al momento dell’inizio della procedura di separazione e, quindi, diventa così un intervento necessario per individuare le soluzioni più idonee alla risoluzione del conflitto in atto ed emettere un provvedimento più appropriato alla situazione di conflittualità.

E’ importante rilevare che in Italia è stato recentemente validato uno strumento denominato “Assessment of Parental Skills-Interview” (ASP-I), rivolto proprio alla valutazione specifica delle competenze genitoriali, che indaga determinati comportamenti legati alle funzioni di base dell’esercizio della genitorialità (Camerini e al., 2011). Il CTU è tenuto a videoregistrare gli incontri, per garantire trasparenza ed affidabilità al Giudice e alle parti. Al termine dell’indagine, nei termini stabiliti dal Magistrato, i Consulenti redigono una relazione finale, in cui rispondono ai quesiti posti, con adeguate motivazioni e con le soluzioni che dovrebbero essere adottate.

La modifica di tale provvedimento interinale, può essere impugnato con Reclamo alla Corte d’Appello, oppure, con istanza da formulare al Giudice Istruttore, qualora si siano verificate delle modifiche alle situazioni valutate già dal Presidente del Tribunale.

Diviene, quindi, fondamentale un intervento tempestivo a salvaguardare l’attore “fragile” della separazione, la persona che subisce l’esito di un conflitto e di un procedimento di cui non è stato autore, ma eventualmente “testimone scomodo” per avallare la tesi dell’uno o l’altro coniuge.

Si evidenzia che uno studio internazionale che ha indagato due differenti variabili nelle cause di divorzio e cioé la scelta di separarsi e la responsabilità attribuitagli, la difficoltà e la durata delle procedure legali, fornisce importanti evidenze in merito alle relazioni genitoriali ed alle funzioni parentali. Prevedibilmente, più lunga e duratura risulta essere la causa giudiziale, peggiore sarà il rapporto tra ex partner, dal punto di vista di entrambi (Bernet et al., 2018). Naturalmente tutto ciò incide negativamente sul normale sviluppo soprattutto psichico del minore.

Dunque, l’attività del CTU si ferma alla relazione da depositare nelle mani del Presidente del Tribunale se viene esperito nella fase preliminare del procedimento per l’emissione del provvedimento interinale.

Altra figura che può intervenire a rendere un quadro generale della situazione famigliare dei separandi al Magistrato, sono gli Operatori dei Servizi Sociali.

Il Presidente del Tribunale ai sensi dell’art. 155 c.c. può adottare “...ogni altro provvedimento relativo alla prole»: può dunque, ove ricorrano gravi circostanze, limitare la potestà genitoriale affidando il minore al Servizio Sociale; poi all’Art. 155-sexies c.c. “Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’art. 155 c.c., il giudice può assumere ad istanza di parte o di ufficio mezzi di prova”. In questo ambito normativo il magistrato può richiedere ai Servizi Sociali interventi di natura istruttoria, esecutoria e di controllo. Finalità dell’intervento del Servizio sociale deve essere, quindi, quello di permettere al Magistrato di poter calibrare il proprio provvedimento grazie ad una visione complessiva della situazione, tutelando innanzitutto l’interesse del minore ed, ove possibile, evitarne l’interruzione dei processi affettivi ed educativi. Tutto ciò è maggiormente efficace quando vi è la collaborazione dei coniugi. E’ da evidenziare che l’intervento dei Servizi Sociali non è previsto da una disciplina sostanziale e
processuale puntualmente dedicata come, invece, avviene per la CTU, ciò comporta che c’è un margine di discrezionalità maggiore del Giudice nel dare l’incarico o meno.

In questo quadro generale giuridico e psicologico relativamente ai soggetti coinvolti, che si viene a determinare nell’ambito della separazione con conflittualità dei coniugi, si rileva la temporaneità dell’efficacia degli interventi del CTU ed eventualmente dei Servizi Sociali che non tengono conto delle ulteriori problematiche che si possono sviluppare all’interno della nuova struttura familiare, dopo l’emissione del provvedimento interinali. Infatti, i dati che leggiamo sui quotidiani e rilasciati da istituti specializzati ci dicono che il provvedimento interinale genera all’interno delle mura domestiche, ulteriori conflitti che pregiudicano profondamente soprattutto la situazione psico-fisica del minore.

Ciò è dovuto al fatto che l’attività di indagine si svolge nella fase preliminare del processo e non si ripete successivamente.

La soluzione che lo scrivente prospetta in questo scritto è quella di dare rilevanza nella fase dell’emissione del provvedimento interinale a due figure estranee alla famiglia che potrebbero riportare sui “binari” la locomotiva famiglia con le sue nuove impostazioni ed esigenze e garantire, per quanto possibile al minore, una crescita adeguata e una vita serena.

Per quanto sopra esposto, nel periodo intercorrente tra l’inizio del procedimento e la fine della causa di separazione, occorrono, quindi, affiancare al minore necessariamente due figure che affianchino il minore nel suo nuovo percorso di vita. Queste figure vengono individuate in quella dell’Amministratore di Sostegno che diventerebbe una sorta di “fratello maggiore” non coinvolto nel conflitto, che avrà il compito di assistere, sostenere, rappresentare e consigliare il minore, tenendo conto delle sue priorità; qualora si dovessero rilevare situazioni di pregiudizio emotive e di criticità psicologiche cui potrebbe essere soggetto il minore, si dovrebbe introdurre un’altra figura, quella di uno psicologo esperto dei Servizi Sociali, per la gestione di tali situazioni.

In sostanza il minore con l’aiuto di queste due figure già dall’inizio della separazione dei genitori, avrebbe assicurata la solidità e continuità nelle relazioni genitori figli, con un continuo monitoraggio e interventi nei confronti dei genitori per consigliare loro sulle scelte più opportune per la prole. Tali figure professionali manterrebbero viva, inoltre, nei figli, l’immagine rassicurante dei genitori, fondamentale per la loro crescita; sostenendo fattivamente i minori nell’affrontare le dinamiche e la sofferenza del cambiamento.

La previsione di queste due figure che secondo il quadro normativo sopra enunciato possono benissimo essere inserite nella formulazione dei provvedimenti interinali nelle separazioni giudiziali con forte conflittualità genitoriale, aiuterebbe i componenti della famiglia originaria e soprattutto il minore, che deve affrontare una fase delicata della sua vita, a ristabilire un sano equilibrio familiare.