Cultura, società - Intersezioni -  Paolo Cendon - 25/12/2020

Da “Storia di Iina” - Paolo Cendon, 2020, Ed. Aliberti

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Si erano rivisti il 27 dicembre, M. e Ina. Un salto in studio il tardo pomeriggio, per lo scambio dei regali.

 

Il primo era stato lui ad aprirlo. Cartoccio dorato, nastro bluette: ne era uscita una sciarpa di lana gialla, peruviana, bande grigie agli estremi. “Confezionata nel tempo libero, un mese e mezzo di lavoro, - spiegava Ina orgogliosa, - mi ha istruito un’amica”. Il professore ringraziando: “Bella, eviterò quest’anno il raffreddore; sarò il più elegante in Dipartimento”.

 

Era arrivato poi il turno di Ina. Carta nera fuori, dentro un mini-scrigno color prugna. Avvolti in una stoffa bianca due pendenti; ciascuno tre conchigliette, misura decrescente, tenute insieme da anelli, in mezzo una perlina. Materiali: una lega a fondo rame per la piccola, alluminio quella media, la terza d’argento.  Ina era corsa a provarseli: “Un po’ di luce intorno al viso, finalmente”.

 

Leggero il secondo pacchetto per M.; carta verde, nastro di spago. Si trattava di un libro, copertina blu petrolio, delle poesie; poche decine di pagine. “Acqua, acquetta”, in azzurro il titolo, “Versi scritti da una mia amica”. M. aveva aperto a caso: “Niente acqua stasera, versami dell’altro, - era l’inizio, - vediamo cosa c’è sul carrello, mi andrebbe del rosolio; del cognac francese altrimenti, cosa dici; del succo di mango fresco, se non l’hai finito; un chinotto dei tempi andati, se sai di che parlo …”, avanti così per dieci righe.

 

Infine l’altro regalo per Ina. Una foto d’epoca, novanta per settanta, cornice di legno beige; riproduceva il viso di una bambina, sui sette anni, affacciata alla finestra di una casa di campagna; treccia bionda sulla spalla sinistra, occhi chiari, guardava verso destra. “L’ho trovata l’altro giorno a Milano, modernariato”. Ina senza parole, cambio d’umore repentino: soltanto due anni e mezzo più tardi M. avrebbe saputo il perché.

 

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(… Il capitolo 11 prosegue)