Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Annalisa Gasparre - 02/12/2020

Custodia in carcere per l’uomo responsabile di rapina violenta a casa di anziani – Cass. pen. 26594/20

L’imputato era accusato di rapina aggravata, per aver colpito con calci e pugni e anche con un pezzo di legno le anziane vittime all'interno della loro abitazione costringendole a consegnare 3200 Euro in contanti ed un libretto di risparmio postale. A carico dell’uomo è stata emessa un’ordinanza cautelare di custodia in carcere.
Gli arresti domiciliari sono stati ritenuti inadeguati a contenere il pericolo della reiterazione criminosa, neppure con impiego di strumenti elettronici di controllo a distanza (c.d. braccialetto elettronico).
La corte di cassazione ha affermato che “la misura cautelare domiciliare implica l'accettazione del rischio che le regole imposte siano violate a causa di flessioni nell'autodisciplina; pertanto quando il rischio di reiterazione riguarda reati consumati con "violenza alla persona", che tutelano il bene primario dell'incolumità personale le misure affidate all'autodisciplina possono ritenersi adeguate solo se, all'esito di un rigoroso esame della personalità dell'accusato, si ritenga annullato il rischio di violazione delle regole di auto contenimento. In tali casi la valutazione in ordine alla insufficienza cautelare di presidi meno severi del carcere potrà essere effettuata anche attraverso la rilevazione della "esclusività contenitiva" della massima misura custodiale”.
Pertanto, nel caso di specie, connotandosi la condotta contestata per una particolare e reiterata violenza nei confronti di persone di età avanzata finisce per evidenziare un pericolo di recidiva di tale gravità da non essere contenibile con misure meno afflittive di quella carceraria.
Il tribunale del riesame aveva rilevato che le gravi modalità delittuose emerse, unitamente alla valutazione della personalità del ricorrente, che non aveva mostrato alcun segnale di resipiscenza, deponevano a favore di una prognosi negativa circa la recidiva che consentiva di rilevare un pencolo attuale di ricaduta nel delitto, ostando al riconoscimento della natura occasionale della condotta in contestazione.


Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 11 – 24 settembre 2020, n. 26594 - Presidente Gallo – Relatore Recchione
Ritenuto in fatto
1. Il Tribunale per il riesame di Torino confermava l'applicazione al ricorrente della custodia cautelare carcere per il reato di rapina aggravata. Si contestava al Qa. di avere ripetutamente colpito con calci e pugni ed anche con un pezzo di legno le vittime (classe 1939 e classe 1946) all'interno della loro abitazione costringendole a consegnare 3200 Euro in contanti ed un libretto di risparmio postale.
2. Avverso tale ordinanza proponeva ricorso per cassazione il difensore che deduceva:
2.1. violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla valutazione della proporzionalità della misura imposta: non sarebbe stata valutata la personalità dell'indagato e la sua incensuratezza, circostanze che deponevano per una prognosi favorevole in ordine alla recidiva ed indicavano la adeguatezza di misure meno afflittive;
2.2. violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla valutazione della attualità della misura che sarebbe stata apprezzata sulla base della gravità del delitto contestato.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è inammissibile.
1.1. Il primo motivo di ricorso, che contesta la legittimità della motivazione con riguardo alla valutazione della proporzionalità della misura è inammissibile.
Quanto al profilo della proporzionalità il collegio ribadisce che il giudizio del Tribunale del riesame sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari a contenere il pericolo della reiterazione criminosa, per la sua natura di valutazione assorbente e pregiudiziale, costituisce pronuncia implicita sulla impossibilità di impiego di uno degli strumenti elettronici di controllo a distanza previsti dall'art. 275-bis cod. proc. pen. (Sez. 2, n. 31572 del 08/06/2017 - dep. 26/06/2017, Caterino, Rv. 270463; Sez. 3, n. 43728 del 08/09/2016 - dep. 17/10/2016, L, Rv. 267933; Sez. 2, n. 43402 del 25/09/2019 - dep. 23/10/2019, Marsili Maurizio, Rv. 277762).
A ciò si aggiunge che quando - come nel caso in esame - la valutazione del pericolo di recidiva riguarda reati che si consumano attraverso la violenza alla persona, il giudizio in ordine al pericolo di reiterazione e alla adeguatezza della misura deve essere effettuato con rigore proporzionato alla rilevanza del bene giuridico tutelato.
In particolare: la misura cautelare domiciliare implica l'accettazione del rischio che le regole imposte siano violate a causa di flessioni nell'autodisciplina; pertanto quando il rischio di reiterazione riguarda reati consumati con "violenza alla persona", che tutelano il bene primario dell'incolumità personale le misure affidate all'autodisciplina possono ritenersi adeguate solo se, all'esito di un rigoroso esame della personalità dell'accusato, si ritenga annullato il rischio di violazione delle regole di auto contenimento.
In tali casi la valutazione in ordine alla insufficienza cautelare di presidi meno severi del carcere potrà essere effettuata anche attraverso la rilevazione della "esclusività contenitiva" della massima misura custodiale.
Nel caso di specie, in coerenza con tali indicazioni ermeneutiche rilevava come la condotta contestata caratterizzata dall'esercizio di particolare e reiterata violenza nei confronti di persone di età avanzata evidenziava un pericolo di recidiva di tale gravità da non essere contenibile con misure meno afflittive di quella carceraria (pag. 10 dell'ordinanza impugnata).
1.2. E' inammissibile anche il secondo motivo con il quale si contesta la legittimità della motivazione in ordine alla attualità.
Il collegio ribadisce che giudizio sulla attualità deve essere dunque fondato sia sull'analisi della personalità dell'accusato (desumibile anche, seppur non solo dalle modalità del fatto per cui si procede), che su quello delle sue concrete condizioni di vita. Il giudice della cautela deve, in ogni caso, valorizzare l'esistenza di elementi specializzanti, senza limitarsi alla rilevazione della astratta gravità del titolo di reato (Cass. Sez. 2, n. 47619 del 19/10/2016 - dep. 10/11/2016, Esposito, Rv. 268508).
Nel caso in esame in coerenza con tali indicazioni ermeneutiche il tribunale rilevava che le gravi modalità delittuose emerse, unitamente alla valutazione della personalità del ricorrente, che non aveva mostrato alcun segnale di resipiscenza, deponevano a favore di una prognosi negativa circa la recidiva che consentiva di rilevare un pencolo attuale di ricaduta nel delitto, ostando al riconoscimento della natura occasionale della condotta in contestazione.
2. Alla dichiarata inammissibilità del ricorso consegue, per il disposto dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che si determina equitativamente in Euro 2000,00.
Poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del ricorrente, deve disporsi - ai sensi dell'articolo 94, comma 1 ter delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, che copia della stessa sia trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario in cui l'indagato si trova ristretto, perché provveda a quanto stabilito dal comma 1 bis del citato
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2000.00 in favore della Cassa delle ammende. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all' art. 94 comma 1 ter disp. att. Cod. proc. pen.