Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 17/09/2020

Critica agli apriorismi dei poteri: Trisolino sostiene Cendon

Nel pomeriggio del 10 settembre scorso presso la Camera di commercio di Brindisi si è tenuto un dibattito organizzato dalla ong “Nessuno tocchi Caino”, che da molto tempo si batte contro le disumanità della pena di morte nel mondo e per l’umanizzazione delle sanzioni. Dal 4 all’11 settembre la Puglia ha infatti accolto una serie di presentazioni del volume “Il viaggio della speranza. Dagli stati di emergenza allo Stato di Diritto”, per discorrere dei lavori dell’VIII Congresso della ong tenutosi nel carcere di Opera a Milano nel dicembre 2019.
Durante il dibattito sono intervenuti con i propri interventi Paola Giargia (avvocato), Antonio D’Amore (pres. Camera di commercio Brindisi), Fabio Di Bello (avv. già presidente Camera penale Brindisi), Ernestina Sicilia (avvocato), Antonio Morleo Tondo (avv. già tesoriere Camera penale Brindisi), Sergio D’Elia (segretario della ong ed ex deputato radicale), Rita Bernardini (presidente della ong ed ex deputata radicale), Elisabetta Zamparutti (tesoriera della ong ed ex deputata radicale), Mino Presta (iscritto a “Nessuno tocchi Caino”), e Luigi Trisolino (giurista, scrittore, attivista progressista-neorepubblicano).
Trisolino, stimolato dal dibattito, ha scelto di intervenire non solo come attivista politico ma anche come avvocato che per sensibilità garantista ha scelto di lavorare nel settore della ricerca accademica a Roma sui temi dell’evoluzione della giustizia politica, dei reati ministeriali e del principio di naturalità del giudice, come egli stesso ha scritto in un articolo per il settimanale “Odysseo” e come ha detto durante l’evento nonché su Radio Radicale, dove il dibattito è stato fonicamente pubblicato.
Nell’intervento Trisolino ha voluto ricordare l’impegno costante di “Persona e Danno” nella promozione dei diritti civili delle persone in carne ed ossa, e ha menzionato le battaglie del Prof. emerito Paolo Cendon per le persone fragili e per l’evoluzione del diritto civile. Nel suo discorso ha parlato dei meccanismi dell’apriorismo che talvolta si innescano nell’operato dei poteri pubblici in danno dei privati. Ha sottolineato inoltre come non soltanto nei settori penali e penitenziari ci siano apriorismi ed automatismi che generano alienazione, attraverso i circuiti d’indifferenza e di qualunquizzazione, ma anche nel campo civilistico nonché nei settori della tutela e della promozione della persona.
Riportiamo qui di seguito l’intervento di Luigi Trisolino:
“Vorrei anzitutto ringraziare questi paladini dei viaggi della speranza per il loro impegno radicale, costante e intenso. Un impegno così costante e radicale non può che far bene alla nostra società. In questa società purtroppo dilaga la cultura dell’apriorismo, dell’automatismo, dell’alienazione attraverso i circuiti dell’indifferenza.
Concretamente, come si manifesta questo apriorismo dominante in società? Si manifesta nelle Questure, negli apparati del potere pubblico, nelle aule di Tribunale. Malgrado il grande impegno di magistrati illuminati purtroppo nel nostro Paese ancora siamo vittime di automatismi. Per esempio, le richieste di convalida d’arresto che partono “de plano”, come se fossero quasi un atto dovuto in tutti i casi, quando magari gli indici di realtà tendono verso un altro dove; oppure alcuni meandri della procedura penale che non consentono una reale pertinenza del risultato giudiziario a quegli che sono gli indici di realtà con i quali gli operatori della giustizia devono – e non possono non farlo – confrontarsi. Siamo vittime di ostatività, che genera preclusioni non solo procedimentali penalistiche ma anche esistenziali nelle vite in carne ed ossa delle persone, delle persone che si trovano a subire le inefficienze degli apparati pubblici, delle persone che sono poi condannate e restano detenute a un fine pena mai ostativo e aprioristico, talvolta frutto di automatismi. Non possiamo non ringraziare Nessuno tocchi Caino per questo impegno costante.
Un altro piano degli apriorismi e degli automatismi purtroppo lo abbiamo nel campo civilistico, in particolare nei mezzi di tutela e di promozione della persona. Mi riferisco alla interdizione e alla inabilitazione. Abbiamo oggi, ormai da tempo, l’amministrazione di sostegno, ma come il Professore emerito Paolo Cendon su “Persona e Danno” – dove scrivo dal 2014 – si sforza di dire più volte, questa morte civile ancora persistente, ultrattiva sostanzialmente nel nostro ordinamento giuridico non può che macchiare quello che è lo Stato di diritto costituzionale, e io dico neopersonologico e – spero si tenda in quella direzione – neolibertario, sociolibertario. I profili di speranza sono tanti, e soprattutto sono indignato quando vedo questo apriorismo, perché l’apriorismo è contrario al dato realistico. Sergio D’Elia parlava di irripetibilità, unicità. Ecco, l’irripetibilità e l’unicità sono delle qualificazioni che connotano l’essere umano, anche e soprattutto nelle esperienze procedimentale, processuale e poi detentiva. Le inadeguatezze di un apparato della magistratura di sorveglianza carente non favoriscono questo dato di realtà che si sviluppa attraverso l’evoluzione psicologica dell’io del detenuto. E in questo apriorismo si celebra un festival della qualunquizzazione del detenuto, che non viene valorizzato attraverso il percorso causalistico-psicologico del suo io in una condizione di necessaria riflessione. Questa riflessione, questa meditazione non viene promossa da uno Stato che gli nega – aprioristicamente appunto – di risorgere.
Vi ringrazio, forza con l’impegno radicale, l’impegno progressista, l’impegno sociolibertario, a me piace questo attributo e spesso nei miei articoli e nei miei saggi lo cito”.