Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 10/11/2020

Costruzioni edificate a confine con piazze o pubbliche vie: l’onere della prova

Nel caso di contenzioso giurisprudenziale, ci si chiede chi debba provare la natura, privata o pubblica, dell’area con la quale confina l’edificio: ebbene, in base al principio generale stabilito dall'art. 2697 c.c., colui che domanda la riduzione in pristino di una costruzione, eseguita in violazione delle norme sulle distanze, poste dal codice civile o da esse richiamate, ha l'onere, anche in relazione al disposto del comma 2 dell'art. 879 c.c.  di provare la natura privata dell'area, con la quale confina la costruzione predetta - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Il principio vale, a maggior ragione, nel caso di presunzione di demanialità mentre, negli altri casi, si è anche sostenuto essere il vicino, che eccepisca la natura pubblica della porzione di terreno che separa il suo fabbricato, su cui ha aperto vedute a distanza inferiore a quella legale, da quello antistante, acquistato da altri con il medesimo titolo unitamente a tale porzione, che ha l'onere di provare tale natura demaniale (e, a tal fine, le risultanze catastali, concernenti la particella in contestazione, hanno valore meramente indiziario, ancorché risalenti al tempo dell'istituzione del catasto, perché prive di efficacia negoziale, mentre le note di conferma del comune al riguardo hanno carattere unilaterale).

S'annoti ulteriormente: che l'art. 22 l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F), ove stabilisce che fanno parte delle strade comunali gli spazi ad esse adiacenti ed aperti sul suolo pubblico, restando ferme le consuetudini, le convenzioni esistenti ed i diritti acquisiti, pone una presunzione relativa di demanialità di dette porzioni: cfr. Cass. 15.7.80 n. 4588, GCM, 1980, fasc. 7; conforme: Cass. 23.5.88 n. 3567, GCM, 1988, fasc. 5; che, peraltro, affinché possa ritenersi operante la presunzione di demanialità di cui all'art. 22 della legge n. 2248 del 1865, all. F, non è sufficiente che si tratti di un'area contigua e/o comunicante con la strada pubblica, occorrendo che tale area per l'immediata accessibilità appaia integrante della funzione viaria della rete stradale, così da costituire una pertinenza della strada stessa. Tale presunzione ha carattere relativo e, come tale, è destinata a cadere di fronte all'esistenza di elementi probatori che, secondo il prudente ed incensurabile apprezzamento del giudice di merito, siano idonei a dimostrare il carattere privato degli spazi medesimi: così anche Cass. civ. Sez. VI, 22/03/2017, n. 7242, Ced Cassazione 2017.