Cultura, società - Cultura, società -  Paolo Cendon - 06/09/2020

Cosa pensare di questa storia?

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TORINO. «Lo so che mi picchia, ma io gli voglio bene. Ha bisogno di me. Ogni tanto mi dice di mettermi a cuccia e io mi rannicchio in un angolino o sul letto».

Trattata come un cane, forse peggio, a 28 anni, in una casa diventata un inferno. Le parole sono di una donna che pochi giorni fa è stata soccorsa in mezzo alla strada. Era a piedi nudi, volto tumefatto, mani e braccia viola.

Ad avvisare i carabinieri sono stati alcuni passanti che l’hanno vista in quello stato, capendo che le era successo qualcosa.

Portata in ospedale a Moncalieri (Torino), dopo essere stata curata da medici e assistenti sociali, si è lasciata andare e ha raccontato il vortice in cui da tempo è sprofondata. Un’esistenza fatta di violenza e sottomissione.

Un compagno poco più grande di lei che sistematicamente la picchia, la offende e la umilia, specie quando si è scolato qualche birra di troppo.

E che l’altro giorno l’ha ridotta così male da mandarla in ospedale con una prognosi di venti giorni: costole rotte, un dito di una mano spezzato, piccole lesioni facciali. Poteva andare molto peggio.

I carabinieri e gli assistenti sociali le hanno proposto di farsi ospitare in una casa protetta, ma lei ha rifiutato: «Devo prendermi cura di lui, non ha nessuno. E io gli voglio bene anche se mi picchia».