Cultura, società - Cultura, società -  Paolo Cendon - 14/08/2020

Contagiosità

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 Hai pensato ad esempio (come studioso, come futuro legislatore) a una persona la quale -   causa le oscurità mentali di tipo dissociativo che l’affliggono -   accusa difficoltà a recarsi in banca e gestire qui con sufficiente ragionevolezza una determinata operazione, ad esempio la concessione di un piccolo mutuo;
>>>    hai concluso che sarà opportuno mettere a punto, nell’ordinamento giuridico, uno strumento delicato e rispettoso che consenta a quel paziente di superare quell’ostacolo;
>>>  >>>    in particolare, tratteggiando sulla carta e poi nel codice una neo-figura di protettore più o meno leggero, al quale la gestione di quella pratica potrà essere affidata, dal GT, in nome e per conto dell’interessato?
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Bene, una volta che ciò sia accaduto, difficilmente sarà possibile non domandarsi da quali altri soggetti, diversi dall’infermo di mente, quello stesso strumento potrebbe essere utilizzabile.
Forse che l’infermità di mente è la sola “disgrazia”, al  mondo,  tale da generare ostacoli che complicano, per chi ne soffra,   lo svolgimento pratico  della vita civile?
Evidentemente no.
Anche il portatore di oligofrenie, anche di una sindrome down, di epilessie, di autismi;  anche il soggetto traumatizzato, anche  chi soffre di Alzheimer.
 E poi via via pure altri, verosimilmente: chi non ci vede, o non sente, o non parla, o non può camminare, o ha 110 anni anche se la testa gli funziona bene. Oppure chi ha dei tic terribili, o è molto malato, è in carcere, o è un eremita esquimese, o super-balbuziente, o ha qualche disturbo della personalità, o soffre di sonnambulismo, di situazioni spastiche …
 
Anche tutti costoro fanno fatica, spesso, a concludere in banca un mutuo ipotecario impegnativo come clausole, a fare  testamento, a separarsi dal coniuge, a fare causa dopo un incidente, a sciogliere una società, ad accettare una donazione intricata