Famiglia, relazioni affettive - Affidamento dei figli naturali -  Adriano Marcello Mazzola - 21/09/2018

Chi ha paura del ddl Pillon e della bigenitorialita'?

  1. Lo status quo nel diritto di famiglia.

Il disegno di legge 735/2018 a firma del senatore Pillon “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” è giunto una settimana fa in Commissione al Senato ed ha subito aperto il Vaso di Pandora.

Si è immediatamente scatenata una opposizione esclusivamente e grettamente ideologica da parte di chi intende mantenere lo status quo, ovvero per chi sia ignaro, quello di una post famiglia (dopo lo scioglimento dell’unione padre/madre) composta dal passaggio della c.d. separazione dei genitori alla c.d. separazione dai genitori, ed ancor più correttamente quanto alla realtà, alla c.d. separazione da uno solo dei genitori. Che è nel 94% dei casi il padre, atteso che viene scelta sempre la madre come “collocataria” (termine e fattispecie inventata dalla giurisprudenza), così avendo vanificato e reso inefficace la l. 54/2006 che ha all’opposto voluto far cessare l’affido esclusivo in favore di quello condiviso.

Infatti da molto tempo (almeno da 20/30 anni, ante e post 2006 nulla è cambiato) quello che si realizza di fatto e per decisione dei Tribunali è il seguente consolidato schema:

il padre deve lasciare la casa famiglia (perché?)/

nella casa di famiglia rimane la donna-madre con i figli (perché?)/

il padre continuerà a pagare l’eventuale quota di mutuo/

il padre dovrà reperirsi un alloggio a sue spese/

il padre dovrà versare il mantenimento per i figli (assegno perequativo calcolato a spanne)/

il padre dovrà versare nel mantenimento per i figli anche le spese straordinarie (che sono tutto tranne che imprevedibili, perché?)/

il padre perderà il contatto ed il rapporto con i figli e nell’ipotesi migliore trascorrerà con gli stessi 59 gg/anno, ossia il 16% della vita degli stessi (perché, se prima ne trascorreva il 30/40/50%?)/

i genitori (e il ramo parentale) del padre perderanno il contatto ed il rapporto con i nipoti/ etc.

Questo è quello che accade e questo è quello che gli ideologi del (finto) “miglior interesse dei figli” vogliono che continui ad accadere. Una post famiglia composta da una sola regina e da un re dismesso e possibilmente allontanato. La cui regina deve continuare però a mantenere ogni privilegio: la casa ed almeno un assegno, nonchè il potere assoluto sui figli.

La post famiglia dunque deve essere esclusivamente matriarcale. Il padre spettatore pagante.

  1. La metafora.

Potreste mai definire velista colui che non porta la barca - tra i venti, in mezzo al mare, sentendo l’odore del mare, stupendosi ogni giorno, certo anche nella tempesta -, non issa la vela, non poggia, non cazza, non lisca, non stramba, non regge la barra del timone, non può seguire la rotta, non può salpare l’ancora?

Potreste mai definire velista solo l’armatore, ossia colui che paga il viaggio ma non partecipa al viaggio?

Ebbene il velista si godrà il viaggio e le emozioni del viaggio, assumendone le decisioni, e portando la truppa dove vorrà.

L’armatore avrà pagato ed al più avrà qualche informazione a riguardo del viaggio.

Il primo veleggia, il secondo no. Il primo vive il mare. Il secondo no.

Questa è la differenza abissale ed incolmabile tra il velista/genitore collocatario ergo genitore (de facto) con affido esclusivo e armatore/genitore non collocatario.

Dunque di quale bigenitorialità vogliamo discutere? Di quella virtuale? Di quella immaginifica? Di quella raccontata fintamente? Di quella travestita da monogenitorialità?

  1. Il diritto di famiglia fondato sulla disuguaglianza.

La legge 54/2006 avrebbe dovuto già aver rivoluzionato il diritto di famiglia da tempo. Se solo la si fosse applicata. Infatti il palese ed esplicito intento della legge di 12 anni fa era di abbandonare l’affido esclusivo del minore (monogenitoriale dunque) in favore della salvaguardia della bigenitorialità.

Bigenitorialità significa che entrambi i genitori devono continuare (pur dopo il dissolvimento dell’unione) a mantenere rapporti significativi e continuativi con il figlio. E per farlo uno dei due genitori non deve divenire (per volontà del giudice o per volontà dell’altro genitore) un ologramma. E l’ologramma si manifesta divenendo, da genitore presente nella vita di tutti i giorni del figlio anche seguendolo per il 30/50% del tempo, a genitore relegato a “frequentatore”/”visitatore” al 16% (w.e. alternati + 15 gg di vacanza estive) come da prassi consolidata dei tribunali.

In questi 12 anni si è così consumata una aberratio legis tipica del nostro costume, ipocrita e gattopardesco: cambiato il nome, ignorata la ratio legis, il “sistema” (giurisprudenziale, fondato su quello perlomeno in parte socio-culturale ovviamente) ha sì donato formalmente l’affido condiviso a tutti o quasi (98%), relegando formalmente l’affido esclusivo solo nei casi di particolare gravità, ma sostanzialmente rimanendo sempre un affido esclusivo! Infatti come altro lo vogliamo chiamare quello in cui un genitore (nel 94% dei casi il padre, perché la mamma è sempre la mamma…) diviene “frequentatore/visitatore”, con diritto di godere del rapporto filiare solo a week end alternati (e solo da poco, anche generosamente un giorno a settimana, ovviamente dopo la scuola e sino alla cena), 15 giorni di vacanza estiva, Pasqua e Natale alternati, e telefonata programmata al pari di un carcerato? Come lo vogliamo chiamare un genitore che d’improvviso passa da una gestione equilibrata (30/40/50%) del tempo con il figlio/figli, obtorto collo al 15% come deciso dal giudice? Vogliamo continuare a chiamarlo affido condiviso solo per prenderci in giro?

Questo hanno fatto quasi tutte le nostre corti di giustizia, ponendo su un piedistallo un genitore (quasi sempre la mamma) e un metro sotto (appunto, seppellendolo) l’altro genitore. Con ciò, paradossalmente, demolendo le fondamenta di una famiglia che seppure scioltasi, deve però continuare a garantire saldo il rapporto genitoriale. Per il bene dei minori, per il bene dei genitori che amano i propri figli e non ultimo per il bene della società tutta. Poiché indebolendo la cellula della famiglia si compromettono lo sviluppo emotivo, cognitivo, psicologico delle persone. E si creano soggetti disturbati, disagiati, sofferenti. Con un costo enorme di salute pubblica.

Si discute della demolizione, della rimozione, della violazione di diritti inviolabili, fondamentali ex artt. 29 e 30 Cost., e art. 8 Cedu. Non di quisquillie, non di diritti reali.

La discussione e la battaglia sulla bigenitorialià, come oramai ripeto da quasi un decennio, è oramai una serissima battaglia sui diritti civili.

E’ la contrapposizione tra chi vuole realmente una realtà adultocentrica (con la sola mamma al centro) e chi vuole che entrambi i genitori abbiano eguali diritti e doveri dinanzi ai figli. E per farlo devono essere presenti nella vita dei figli.

Chi contrasta questa uguaglianza racconta falsamente ancora oggi di una famiglia composta da un padre lavoratore indefesso che saltuariamente torna a casa e che solo raramente (e in modo rude e grezzo) si occupa dell’educazione e della cura dei figli, e di una madre che svolge l’impegnativo ruolo di casalinga e accuditrice amorevole della nutrita prole. Una cartolina dell’Italia fino agli anni ’50. La narrazione del padre minatore o camionista. Ma la società è fortemente cambiata e la gestione paritaria (amorevole e felice) nei ruoli genitoriali, nonché nell’organizzazione e nel lavoro, sono la realtà.

  1. Il Ddl Pillon e l’Anticristo.

Il senatore Pillon è diventato in queste settimane l’Anticristo, ossia il nemico escatologico del Messia, dove il Messia è rappresentato dal dogma che l’attuale assetto del diritto di famiglia italiano sia già semplicemente perfetto. Poco importa che sia invece graniticamente contrario alla bigenitorialità e fondato sull’Ancien Regime della monogenitorialità.

Pillon dunque – in un oppositivo crescendo mediatico tale da ricordare l’olio di ricino e gli strumenti della propaganda fascista, quella vera, quella che disprezza con arroganza e violenza ogni altra prospettiva diversa dalla propria, raccontando l’esistenza assoluta di un’unica verità - è stato accusato di essere misogino, adultocentrico, cattolico integralista al pari dei crociati, a favore della violenza sulle donne e della pedofilia, rozzo, in conflitto d’interessi (essendo per formazione culturale anche mediatore) e chi più ne ha ne metta.

E’ divenuto in un crescendo rossiniano il responsabile di tutti i mali del mondo, addirittura (pare) meritandosi una feroce satira attraverso l’imitazione di Crozza (il che a ben vedere non potrà che celebrarlo positivamente, attese le conseguenze iconiche del bravo Crozza).  

I suoi sostenitori sono seguaci da abbattere ed eliminare. Citerò solo l’esempio di un’associazione (MdM) a favore della genitorialità che ad agosto ha ottenuto il patrocinio con entusiasmo (e la sala prestigiosa a Castel dell’Ovo a Napoli) per un convegno/evento che si terrà domani e che ieri ha ricevuto la revoca di detto patrocinio, su istanza di tre presunte associazioni, poiché si è azzardata l’associazione MdM a condividere il Ddl Pillon!

Ideologicamente si sono subito levate le critiche feroci da più parti, soprattutto anche da noti avvocati matrimonialisti (Rimini, Bernardini De Pace, Gassani) e da varie associazioni. Scomodando argomentazioni surreali e poco pertinenti, quali “occorre affrontare caso per caso e non decidere con ciclostilati” (che è proprio quello che è avvenuto sino ad oggi! Si pensi infatti come in vari tribunali il provvedimento prestampato dell’ordinanza presidenziale indicava come genitore “collocatario” la mamma del minore). Oppure spendendo argomentazioni assurde ed inverosimili (es. “non dimentichiamoci che la violenza in famiglia è la prima causa di morte”, oggi su CorSera pag. 21), così sprofondando nella farsa: cosa c’entra il Ddl Pillon con la violenza in famiglia, che è peraltro ubiquitaria e certo non la prima causa di morte?

Critiche farsesche pseudogiuridiche sono state spese da chi millanta di conoscere la materia, quali: a) esiste un divario reddituale notevole tra donna e uomo (ma che c’entra con il Ddl Pillon che si occupa del mantenimento dei figli, peraltro sempre assicurato nella sua interezza?); 2) il Ddl favorirà la violenza in famiglia, la pedofilia e gli abusi (ma che c’entra?); 3) il Ddl danneggerà le donne e i minori (ma che c’entra?); 4) il Ddl aumenterà la conflittualità (indicando gli strumenti per eliminarla?); 5) i figli non sono pacchi postali (ma il Ddl non prevede corrispondenza ma autentica condivisione); 6) il Ddl è incostituzionale (senza spiegare perché).

Critiche incredibili poiché il Ddl non si occupa in alcun modo di tutto ciò. E quanto alla costituzionalità si occupa appunto invece di dare attuazione agli artt. 29 e 30 Cost.!

Non è pervenuta al momento una sola critica nel merito sui principi e sugli articoli del Ddl Pillon. Ciò dimostra come il contrasto sia solo di natura ideologica ed anche politica.

Una discussione squallida e meschina, occorre dirlo a voce alta. Si discute di una materia incandescente e di straordinaria importanza poiché coinvolge numeri impressionanti: qualche milione di persone, tra “separati” passati, separati attuali e separandi, coinvolgendo genitori, figli minori e non (coinvolti se vogliamo anche sino ai 26 anni quanto agli effetti del mantenimento), nonni e parenti.

Un numero impressionante di persone, un problema di salute pubblica, le fondamenta stessa della società civile.   

Una discussione impostata con le lenti miopi di chi ideologicamente la rifiuta e la avversa nuoce gravemente alla salute di qualche milione di persone. La ammorba, la avvelena.

La discussione va impostata nel merito: cosa ti piace e cosa no, spiegandone tecnicamente i perché, ma soprattutto centrando il merito non invocando aspetti che nulla attengono al decreto.

Ritengo che il Ddl Pillon non sia affatto perfetto ma che sia fondato su principi assolutamente condivisibili, che devono essere salvaguardati e che per di più sono la stessa proiezione di quelli statuiti già con la l. 54/2006 sull’affidamento condiviso.

Per i pochi che l’hanno letto occorre ricordare i sacrosanti principi su cui è fondato il Ddl Pillon:

1) bigenitorialità autentica (tempi paritetici o quasi, dunque conseguentemente anche mantenimento diretto); 2) gestione immediata e ragionevole della conflittualità al fine di non trascinarla dannosamente per anni (mediazione, piano genitoriale, coordinatore genitoriale);

3) contrasto all’alienazione genitoriale, ossia uno dei fenomeni più gravi, odiosi, dannosi e impuniti.

Il Ddl Pillon vuole semplicemente garantire l’uguaglianza dei genitori dinanzi ai figli e soffocare nel minor tempo possibile la conflittualità tra i genitori.

Chi è contrario a tutto ciò lo fa per vari motivi non meglio esplicitati:

  1. a) è a favore della disuguaglianza tra i genitori dinanzi ai figli, ritenendo un genitore più dotato e meritevole dell’altro;
  2. b) ritiene che questa disuguaglianza sia indispensabile per continuare a garantire privilegi (casa di famiglia e assegno perequativo senza rendicontazione, potere assoluto sui figli);
  3. c) è utile per continuare a raccontare la narrazione della donna-vittima e dell’uomo-aguzzino;
  4. d) intende mantenere molto alta la conflittualità nel diritto di famiglia (cause lunghe, patrocini onerosissimi, consulenze infinite etc.) per motivi grettamente economici.

Occorre dire le cose come stanno, squarciando un obbrobrioso e peloso velo di ipocrisia.

Entriamo finalmente nel merito del Ddl Pillon.

La relazione introduttiva del Ddl è già assai chiara: “I criteri (…) sono sostanzialmente quattro: a) mediazione civile obbligatoria per le questioni in cui siano coinvolti i figli minorenni; b) equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari; c) mantenimento in forma diretta senza automatismi; d) contrasto della alienazione genitoriale.”.

I principi fondamentali del Ddl devono essere pienamente condivisi, proprio perché finalmente tesi a realizzare l’autentico interesse del minore.

La mediazione familiare (art. 3) è volontariamente scelta dalle parti e può essere interrotta in qualsiasi momento. L'esperimento della mediazione familiare è condizione di procedibilità della “causa” e dunque l’obbligo permane solo all’inizio. La mediazione può evitare anni di grave conflittualità tra i genitori, con effetti devastanti. Certo, sappiamo che funziona solo dove non c’è elevata conflittualità ma anche quando i contendenti vengono trattati paritariamente sin dall’inizio.

E’ evidente che potrà avere un senso ed una funzione solo se affidata a mediatori straordinariamente preparati, non alla qualunque. La mediazione potrà risolvere solo una parte dei conflitti/contenziosi, ad es. un quarto o un quinto? Ebbene, si avrà un quarto o un quinto di genitori in meno che si massacreranno per anni nelle aule giudiziarie!     

Il Ddl prevede che nel caso di separazione consensuale i genitori di figli minori debbano indicare nel ricorso il piano genitoriale concordato (art. 10), il che impone di dettagliare la gestione dei figli, con la misura e la modalità con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie sia per quelle straordinarie, anche attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito e ai tempi di permanenza. Il piano genitoriale è il libretto di istruzioni che responsabilizza i genitori, senza farselo dettare dal tribunale. Si può non essere d’accordo?

La figura del coordinatore genitoriale (art. 4) è già stata introdotta in alcuni tribunali e consente, su richiesta dei genitori, di gestire in via stragiudiziale le controversie eventualmente sorte tra i genitori relativamente all’esecuzione del piano genitoriale. Ad oggi spesso i genitori “separati” continuano a discutere sino allo sfinimento dopo la separazione, attraverso la triangolazione degli avvocati o mediante istanze defatiganti al Giudice, in una grave spirale di conflittualità. Ben venga il coordinatore genitoriale quale unico filtro laddove i genitori non siano capaci di gestirsi in autonomia.

Si garantiscono tempi paritari (art. 11) qualora anche uno solo dei genitori ne faccia richiesta, con la permanenza di non meno di 12 giorni al mese (per evitare ampia discrezionalità del Giudice, allo stato esercitata nella sola formula stereotipata “w.e. alternati, Pasqua e Natale alternati e 15 gg di vacanze estive”, incurante delle diverse situazioni prospettate), compresi i pernottamenti, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio in casi tassativamente individuati. Il che giustifica il mantenimento diretto degli stessi.

Si prescrive al Giudice di intervenire in caso di alienazione genitoriale (artt. 17, 18) (ossia delle gravi condotte ostacolanti e finalizzate ad allontanare e cancellare l’altro genitore, pari a migliaia di casi ogni anno, e non della Pas, ossia della Sindrome da Alienazione Parentale, come molti disonesti o confusi intellettualmente continuano ancora a scrivere), ordinando al genitore che abbia tenuto la condotta pregiudizievole per il minore la cessazione della stessa condotta; disponendo con provvedimento d’urgenza la limitazione o sospensione della sua responsabilità genitoriale o l'inversione della residenza abituale del figlio minore presso l'altro genitore ovvero il collocamento provvisorio del minore presso apposita struttura specializzata. Finalmente si affronta un grave fenomeno che deve essere contrastato con nettezza e non con l’impunità che ancora oggi alimenta l’alienazione genitoriale!

  1. In conclusione. Il conflitto familiare deve essere prevenuto, immediatamente interrotto e devono essere “disarmati” i contendenti. E con regole paritarie, chiare e nette, questo avviene. Con l’ipocrisia no, con la disonestà intellettuale no, con il paraocchi ideologico no.

Chi vuole realmente l’interesse del minore si preoccupa di mettere sullo stesso piano i genitori, non di fare scivolare uno dei due verso l’abisso.