Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Federico Basso - 11/02/2021

Brevi note sull'art. 1333 c.c.

Lo schema generale previsto dal nostro codice per la conclusione dei contratti è rinvenibile nell’art. 1326 c.c., il quale dispone che il contrato è concluso nel momento in cui il proponente ha conoscenza dell’accettazione dell’oblato, la quale deve pervenire al primo nel termine ordinario previsto dalla natura degli affari o dagli usi o da quello da lui stabilito: l’accettazione deve essere, in altri termini, tempestiva.

Tale regola, applicabile anche ai contratti plurilaterali, presuppone, tuttavia, che i contraenti si trovino a distanza tra loro e che le loro dichiarazioni giungano a conoscenza l’uno dell’altro in momenti differenti; essa non costituisce, perciò, l’unico modello previsto dal nostro ordinamento, il quale ammette anche ulteriori modalità alternative, quali la conclusione istantanea, la c.d. elaborazione contestuale del contratto ed altre numerose modalità conosciute dalla prassi (si pensi, ad es. all’accettazione della carica, che determina la conclusione del contratto di mandato – se così lo si voglia qualificare, pur nell’incerto dibattito dottrinale sul tema – tra amministratore e società).

Il nostro codice, nondimeno, ha previsto, agli artt. 1327 e 1333 c.c. delle modalità semplificate di conclusione del contratto, nelle quali l’accordo tra le parti non si forma in virtù dell’incontro tra proposta e accettazione, bensì in forza di una sequenza procedimentale costituita dalla dichiarazione del proponente e da un comportamento successivo dell’oblato.

Ed invero, l’art. 1333 c.c. prevede che i contratti da cui derivino obbligazioni per il solo proponente – per tali intendendosi quelli privi di onerosità, nei quali il sacrificio patrimoniale è sopportato unicamente da una parte (es. fideiussione, espromissione non liberatoria, opzione gratuita, ecc.) – si concludono se l’oblato non ha rifiutato la proposta nel termine richiesto dalla natura dell’affare o dagli usi, ossia se, a seguito della dichiarazione del proponente, l’oblato abbia tenuto un comportamento negativo (il silenzio, appunto), senza, quindi, far pervenire alcun rifiuto alla proposta del primo.

In merito alla corretta qualificazione del silenzio serbato dall’oblato sono sorte in dottrina opinioni differenti.

Secondo alcuni, esso andrebbe considerato quale accettazione tacita per fatti concludenti; a questa visione si obietta, tuttavia, che il mero silenzio costituirebbe un comportamento troppo “debole” per integrare il concetto di “fatto/comportamento concludente”.

Secondo altra dottrina, all’opposto, nella fattispecie di cui all’art. 1333 c.c. non sarebbe individuabile alcun accordo tra le parti, giacché la disposizione in esame costituirebbe il paradigma per l’ammissione nel nostro ordinamento di negozi giuridici unilaterali atipici (purché causali) all’infuori delle ipotesi tassativamente previste dagli artt. 1987 e ss. c.c., le quali disciplinano promesse unilaterali caratterizzate, al contrario, dall’astrattezza. Il silenzio dell’oblato non costituirebbe, in quest’ottica, accettazione tacita, bensì, in applicazione del principio di intangibilità della sfera altrui, un mero rifiuto agli effetti, seppur favorevoli, che l’obbligazione assunta dal proponente produrrebbe nel patrimonio giuridico altrui.

Secondo la migliore dottrina (V. ROPPO, Il contratto, Milano, 2011, p. 121; U. LA PORTA, Lezioni – Contratto e obbligazioni in generale, Milano, 2016, p. 17), invece, il silenzio dell’oblato andrebbe ricostruito come un’ipotesi di silenzio avente valore legale tipico, alla quale, cioè, la legge attribuisce un significato univoco, consistente nella conclusione del contratto, sulla base della ragione per cui da un contratto con obbligazioni a carico del solo proponente nascono, tendenzialmente, effetti meramente vantaggiosi per il destinatario della proposta.

Più precisamente, come osservato da attenta dottrina (Roppo), lo schema delineato dal predetto articolo non farebbe venire meno l’accordo tra le parti, poiché si sarebbe in presenza di un c.d. accordo a struttura leggera (Roppo), nel quale il contratto si formerebbe in esito ad una sequenza procedimentale composta dalla proposta di un soggetto e dal silenzio serbato da un altro (La Porta), silenzio a cui la legge attribuisce, in questo caso, un particolare valore.

L’eventuale rifiuto opposto dall’oblato non va, tuttavia, confuso con una rinunzia al diritto: quest’ultima presuppone, infatti, un diritto già acquisito e stabile nel patrimonio del rinunziante, il primo, invece (e si veda in tal senso anche l’art. 1411, comma 3 c.c.), un diritto in fieri, in corso di acquisizione.

Stanti le caratteristiche appena descritte del metodo di perfezionamento di cui all’art. 1333 c.c., giova, quindi, osservare che il medesimo non può ritenersi compatibile con alcune tipologie contrattuali, ed un particolare:

  1. con i contratti ad effetti reali comportanti il trasferimento della proprietà o di altri diritti reali su beni immobili, giacché, vista la peculiare natura della res, deve ritenersi che, in esito al trasferimento del diritto, sorgano necessariamente profili di onerosità in capo al titolare del medesimo (si pensi alle obbligazioni propter rem, agli obblighi tributari, alle responsabilità scaturenti dagli artt. 2051 e 2053 c.c., ecc.). Tale è la ragione per la quale la dottrina ha assai aspramente criticato una pronuncia della Corte di Cassazione del 1987 (Cass. n. 9500/1987), nella quale la Suprema Corte, nel qualificare come contratto con obbligazioni a carico del solo proponente un accordo di separazione che prevedeva il trasferimento alla figlia della proprietà di un terreno del padre, ha, evidentemente, erroneamente applicato i principi suesposti;
  2. con i contratti per i quali la legge richieda la forma scritta ad substantiam, atteso che in tal caso anche l’accettazione deve rivestire la medesima forma prevista dalla legge;
  3. con il contratto di donazione, stante il disposto dell’art. 782, commi 1 e 2 c.c., il quale richiede sempre un’accettazione espressa;
  4. con i contratti recanti un modus a carico dell’oblato, posto che l’apposizione di tale elemento accidentale farebbe assumere al contratto profili di onerosità a carico di quest’ultimo.

È opportuno, infine, rammentare che la proposta diretta a concludere un contratto da cui derivino obbligazioni solo per il proponente è irrevocabile appena giunge a conoscenza della parte alla quale è destinata, costituendo questa, pertanto, unitamente agli artt. 1329 e 1331 c.c., un’ipotesi di irrevocabilità della proposta: un’eventuale revoca della medesima sarebbe, dunque, priva di ogni effetto.