Amministrazione di sostegno - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 28/10/2020

Associazione “Diritti alla follia” - Criticità sull'amministrazione di sostegno

\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\  pubblichiamo volentieri queste indicazioni, ringraziamo Cristina Paderi e  Michele Capano

 

La legge sull’amministrazione di sostegno così com’è in molti casi funziona benissimo. Purtroppo però contiene delle trappole logico-giuridiche che consentono anche di utilizzarla come strumento di interdizione impropria su qualsiasi soggetto debole. Essa estende infatti smisuratamente le categorie di persone sottoponibili al provvedimento, perché stabilisce che il Giudice Tutelare possa sottoporre ad amministrazione di sostegno, su richiesta o segnalazione, la persona afflitta da una “infermità o menomazione fisica o psichica” che la renda “anche solo parzialmente e temporaneamente” impossibilitata a provvedere ai suoi interessi.

 

La legge non offre  la minima certezza giuridica sulla tipologia ed il grado dell’infermità e dell’incapacità necessarie e sufficienti a limitare le libertà della persona (perché di questo si tratta), sottoponendo  la vita di un qualsiasi soggetto fragile, ed i suoi beni,  ad un amministratore di sostegno, che molto spesso  si sostituirà alla volontà del soggetto, negandone  così il diritto costituzionale ad autodeterminarsi nel rispetto delle leggi vigenti.

 

Si rileva una certa ambiguità nella Legge n. 6/2004 laddove il Giudice Tutelare competente può,  discrezionalmente e senza garanzie particolari, imporre un amministratore di sostegno diverso da quello scelto e pre-designato dallo stesso beneficiario. Giova ricordare, inoltre, che non costituisce condizione necessaria per l’applicazione della misura dell’amministrazione di sostegno la circostanza che il beneficiario abbia chiesto o, quanto meno accettato, il sostegno e abbia indicato la persona da nominare, nel senso che il rifiuto non preclude l’istituzione della protezione giuridica nei suoi confronti.

 

Attraverso prassi ormai consolidate dai supposti legislativi dalle maglie molto ampie, l’istituto dell’amministrazione di sostegno può dare origine a veri e propri abusi che il Giudice Tutelare ha il potere e l’obbligo di impedire verificando le relazioni periodiche degli amministratori, ma che nel concreto non ne ha né il tempo né i mezzi, e finisce per autorizzare o lasciar compiere anche operazioni quantomeno discutibili.

 

La legge 6/2004, non può e non deve assumere connotati di ulteriore menomazione, limitazione personale e  violenza psicologica  nei confronti dei soggetti deboli e/o delle loro famiglie, poiché non è con,  e per quello scopo,  che è stata istituita.

 

Dalla relazione del Garante Nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, anno 2020 (La Persona Tutelata) :

 

“Spesso, si concretizza il rischio che lo strumento giuridico della tutela possa paradossalmente diventare ‘garanzia’ di esclusione della persona, certamente fragile, ma non per questo incapace di comprendere la sua vita e le decisioni che la riguardano, trovandosi così, suo malgrado e nonostante le previsioni delle norme sovranazionali, a essere sottratta a una vita libera.”