Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Laila Perciballi - 25/09/2020

Anticipazioni del libro "Anziani - diritti e tutele senza età"

L’Opera

Al momento della sua ideazione, questo istant-book si riprometteva di essere una guida per gli anziani, per tutelarli dalle insidie della vita quotidiana, da quelle contrattuali a quelle stradali e per aiutarli a gestire le relazioni affettive e le loro necessità, incluso il bisogno di non essere lasciati soli.

Ebbene, quando l’opera era praticamente pronta per essere pubblicata, l’umanità è stata travolta e stravolta dalla pandemia e l’invisibile virus ha appalesato l’inadeguatezza della nostra società disseminando migliaia di morti proprio tra i fragili della terza età, e non solo. E così, senza pretese di esaustività, e pur trattando gli argomenti prefissati sugli strumenti di assistenza patrimoniali e morali e sulle insidie di tutti i giorni (dalle bufale ai servizi non richiesti, dai falsi operatori ai furti, dalle televendite al phishing), in linea con gli insegnamenti del compianto prof. Stefano Rodotà e del mio maestro prof. Paolo Cendon, mi è sembrato doveroso riflettere – chiamando in aiuto altri autori quali, Domenico Dalla Porta, Massimo Tosini, Maria Pia Gallo, Anna Melillo, Massimo Scarpetta, Anna Chiara Calzona – sulla sanità e sull’anzianità in modo più profondo, non solo sul piano giuridico. Da gennaio 2020 il mondo si trova ad affrontare una nuova sfida. La maggior parte dei lavoratori non ha potuto accedere al proprio posto di lavoro, la maggior parte degli studenti non ha potuto più frequentare la scuola e la maggior parte dei paesi ha dovuto affrontare una grave crisi economica generata dalla crisi sanitaria. Siamo stati tutti costretti a comprendere cosa voglia dire vivere durante una pandemia. La maggior parte della popolazione mondiale ha dovuto fermarsi per un periodo, la cosiddetta quarantena, a beneficio delle persone più vulnerabili, e forse dovremo fermarci ancora. Molte persone hanno riscoperto i valori della famiglia, della solidarietà e della condivisione. Allo stesso tempo, il terribile virus ci ha fatto confrontare con la fragilità, l’impotenza umana, la limitata efficienza della tecnoscienza, i limiti della sanità e la presenza incombente della morte. In questi mesi, nel bene e nel male, la vecchiaia è saltata agli onori della cronaca e fa audience. E se da un lato questo è molto negativo perché le notizie sono relative a morti o a maltrattamenti, dall’altro è una opportunità. Il Coronavirus sta rendendo visibili i fragili della terza età come non lo sono mai stati prima. E la pandemia ci sta dando una possibilità di ripensamento del nostro rapporto con gli ultimi anni della vita e con la morte tanto che il ministro della Salute Roberto Speranza ha istituito con decreto una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana. Ebbene, come scrive Anna Melillo, già immaginiamo la faccia di chi, per vari motivi, si troverà a sfogliare le pagine che abbiamo scritto a più mani e a più teste per parlare degli anziani a tutto tondo: l’espressione è chiaramente quella di chi crede di trovarsi a leggere pagine un po’ barbose, tristi, piene di malinconia, in cui aleggia un pizzico di depressione malcelata, fatta di pannoloni e case di riposo, e, con tutta sincerità, riteniamo che questo piaccia molto poco e a giusta ragione. Oddio, non sarà sempre tutto rose e fiori quello che vi racconteremo, ma sicuramente l’intento è quello di far conoscere meglio e con approccio più sereno i diritti, il mondo, i sentimenti, le sfide, le apprensioni, le malattie, le gioie del pianeta anziani, un pianeta che a tutti sarà dato abitare, almeno questa è la speranza! Anziani che è necessario tutelare dato che “l'Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale”, come recita l’art. 25 della Carta dei diritti fondamentali. Come ha detto Papa Francesco nel suo discorso ai professionisti della Sanità «La Pandemia ha segnato a fondo la vita delle persone e la storia della comunità. Per onorare la sofferenza dei malati e dei tanti defunti, soprattutto anziani, la cui esperienza di vita non va dimenticata, occorre costruire il domani: esso richiede l’impegno, la forza e la dedizione di tutti. Si tratta di ripartire dalle innumerevoli testimonianze di amore generoso e gratuito, che hanno lasciato una impronta indelebile nelle coscienze e nel tessuto della società, insegnando quanto ci sia bisogno di vicinanza, di cura, di sacrificio per alimentare la solidarietà e la convivenza civile. E, guardando al futuro, viene in mente quel discorso, nel lazzaretto, di Fra Felice, nel Manzoni [Promessi Sposi, cap.36]: con quanto realismo guarda alla tragedia, guarda alla morte, ma guarda al futuro e porta avanti»