Diritto, procedura, esecuzione penale - Ordinamento penitenziario -  Annalisa Gasparre - 28/08/2020

Al detenuto è stato negato il permesso di visita al genitore anziano – Cass. pen. 23396/20

Al detenuto è stato negato il c.d. permesso di necessità richiesto per recarsi a far visita al genitore anziano, gravemente malato e impossibilitato a deambulare.
Secondo i giudici la malattia sarebbe di natura cronica e quindi non riconducibile ad un «evento familiare di particolare gravita», presupposto della concessione del beneficio.
La corte di cassazione ha ricordato come il permesso di necessità, disciplinato dall’art. 30 o.p., è istituto che richiede tre requisiti: l’eccezionalità della concessione, la particolare gravità dell’evento giustificativo e la correlazione con la vita familiare. Non è infatti un beneficio di natura ordinaria né ha carattere trattamentale; neppure è diretto in sé a garantire il mantenimento delle relazioni affettive del detenuto. L’istituto risponde a finalità di umanizzazione della pena per eventi peculiari, tendenzialmente irripetibili e attinenti a relazioni familiari, idonei ad incidere sulla vicenda umana del detenuto (es. un funerale).
In particolare la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto non idoneo a giustificare tale tipo di permesso condizioni di malattie aventi natura cronica, connotate da protrazione indefinita nel tempo di talchè sarebbe non conciliabile con il carattere straordinario della misura. Senonché, il rigore di tale impostazione è stato temperato da alcune pronunce che hanno sottolineato una piú lata tutela del principio di umanità della pena, in sintonia con i principi espressi dall'art 27, terzo comma, Cost.
Nondimeno, punto fermo che determina, nel caso di specie, l’infondatezza del ricorso, è quello del carattere isolato della concessione. In difetto di tale caratteristica, la funzione dell’istituto verrebbe snaturata. Nel caso di specie, il detenuto aveva già usufruito di tale beneficio.
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Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 14 – 30 luglio 2020, n. 23396 - Presidente Mazzei – Relatore Centofanti
Ritenuto in fatto
1. Con l’ordinanza in epigrafe la Corte di appello di Palermo confermava la decisione del Presidente del medesimo organo giudiziario, che aveva negato al detenuto Gi. Lo Co. il permesso di necessita richiesto per recarsi a casa del padre, siccome persona gravemente malata e impossibilitata a deambulare.
Secondo la Corte, la malattia del congiunto del detenuto sarebbe di natura cronica, come tale non riconducibile a un «evento familiare di particolare gravita», integrante presupposto idoneo alla concessione del beneficio; mancherebbe, inoltre, il requisito di «eccezionalità», avendo Lo Co. già goduto in passato di analoghi permessi di necessita.
2. Lo Co., con il ministero del suo difensore di fiducia, ricorre per cassazione, denunciando inosservanza ed erronea applicazione dell’art. 30 Ord. pen.
L'ordinanza impugnata avrebbe interpretato in maniera ingiustificatamente restrittiva i requisiti di legge, posto che la giurisprudenza di legittimità avrebbe dato ingresso al beneficio pur a cospetto della strutturazione progressiva di condizioni negativamente incidenti sulla vita familiare del detenuto, nonché a fronte di patologie di natura permanente.
Considerato in diritto
1. Il permesso di necessità, disciplinato dall’art. 30 Ord. pen., è istituto alla cui conformazione concorrono - come da questa Corte più volte rimarcato (Sez. 1, n. 15953 del 27/11/2015, dep. 2016, Vitale, Rv. 267210-01; Sez. 1, n. 46035 del 21/10/2014, Di Costanzo, Rv. 261274-01) - i tre requisiti dell’eccezionalità della concessione, della particolare gravità dell’evento giustificativo e della correlazione dello stesso con la vita familiare.
Trattasi di beneficio non ordinario, non avente cioè natura trattamentale, né diretto in sé a garantire il mantenimento delle relazioni affettive del detenuto, quanto rispondente a finalità di umanizzazione della pena a fronte di accadimenti peculiari, tendenzialmente irripetibili, aventi la loro genesi in relazioni di tipo familiare e idonei ad incidere nella vicenda umana del detenuto stesso (Sez. 1, n. 57813 del 04/10/2017, Graviano, Rv. 272400-01).
2. La giurisprudenza di legittimità ha espresso indirizzi tali da preservare attentamente la fisionomia dell’istituto, di cui ha sempre rimarcato il carattere "puntuale" e, specularmente, l’inidoneità a fronteggiare evenienze dal carattere stabile o ripetitivo.
2.1. In questa prospettiva, si è giunti, di recente (Sez. 1, n. 17593 del 12/03/2019, Ribisi, Rv. 275250-01), a considerare estranee all'applicazione dell'art. 30 Ord. pen. fattispecie, in cui rilevavano malattie di familiari, ancorché gravi e progressive, aventi natura cronica, o cronicizzata; tale condizione patologica, connotata da protrazione indefinita nel tempo, è stata ritenuta non conciliabile con il carattere straordinario della misura.
Senonché, il rigore di una tale impostazione merita di essere temperato, in funzione di una piú lata tutela del principio di umanità della pena, in sintonia con i principi espressi dall'art 27, terzo comma, Cost.
In questo senso si registrano recenti decisioni di questa Corte, dall’odierno Collegio condivise.
Sez. 1, n. 56195 del 16/11/2018, Arena, Rv. 274655-01, in ricorso citata, ha in particolare accolto nella nozione di «eccezionalità» di cui all’art. 30 Ord. pen. anche la strutturazione progressiva di una condizione che, all’esito di un periodo sensibilmente lungo, si faccia apprezzare in termini di particolare gravita per la vita familiare del detenuto, come, nella specie, è stata considerata l'assenza di visite di un familiare, da tempo protrattasi, a causa di oggettive difficoltà del medesimo di raggiungere il luogo di detenzione.
Nella stessa ottica, Sez. 1, n. 36329 del 27/11/2015, dep. 2016, Lovreglio -in ricorso parimenti citata - ha acconsentito al rilascio di un permesso di necessita, funzionale alla visita di uno stretto congiunto affetto da grave disabilità psichica.
2.2. Punto fermo non può non rimanere, tuttavia, il carattere isolato -se non propriamente unico e non rinnovabile- della concessione, rispettato dalle decisioni teste menzionate, e ribadito da Sez. 1, n. 41240 del 04/07/2019, Simioli, Rv. 277135-01, nonché da Sez. 1, n. 38608 del 19/07/2010, De Lucia.
Il superamento di tale presupposto snaturerebbe significato e funzione dell’istituto, assegnandogli ordinaria valenza ordinamentale, e di reinserimento sociale, al cui soddisfacimento sono viceversa destinate, in relazione agli sviluppi del trattamento, le normali misure premiali (in senso conforme, Sez. 1, n. 38220 del 01/04/2019, Ambruoso, Rv. 276846-01).
3. Il ricorso è infondato, alla luce dell’esegesi che precede, cui l’ordinanza impugnata si è rettamente attenuta, li ove ha giudicato la reiterazione del beneficio, sul medesimo presupposto fattuale, incompatibile con la disciplina positiva di cui all'art. 30 Ord. pen. e con la ratio ad essa sottesa.
Alla reiezione del ricorso segue, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.