Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 10/09/2020

Acquisto della proprietà: differenza tra azione di rivendicazione, azione di regolamento di confini e petitio hereditatis

Il "discrimen" tra l'azione di rivendica e quella di regolamento dei confini è la ricorrenza di una situazione di incertezza sul confine tra due fondi, ma non sul diritto di proprietà degli stessi: così, anche se oggetto di controversia è la determinazione quantitativa delle rispettive proprietà, la seconda azione non muta natura, trasformandosi nella prima, neppure nel caso in cui l'attore sostenga che il confine di fatto non sia quello esatto per essere stato parte del suo fondo usurpato dal vicino: in applicazione dell'enunciato principio, ad esempio, Cassazione civile, sez. II, 25/09/2018, n. 22645 (Giustizia Civile Massimario 2018) ha inquadrato la vicenda nell'ambito dell'azione di regolamento di confini, a fronte di una domanda dell'attore che assumeva l'avvenuta realizzazione di una costruzione su di una parte del suo fondo e di una difesa della convenuta la quale, senza contestare il titolo del primo, si era limitata a sostenere che in realtà il suo titolo prevedeva il trasferimento di un bene avente dimensioni tali da includere anche la porzione interessata dalla domanda attorea - si veda, amplius, Riccardo Mazzon, Usucapione di beni mobili e immobili, terza edizione, Rimini 2020 -.

Per contro, l'azione giudiziale promossa per la restituzione del bene di cui si dichiari essere proprietari, affermando che il convenuto lo abbia arbitrariamente occupato, è qualificabile come azione di rivendicazione, laddove non si invochi l'accertamento dei confini, che postula una situazione di incertezza: nel giudizio di regolamento di confini, in altri termini, può proporsi la richiesta di rilascio di una zona compresa tra i due fondi contigui ove il possesso di essa da parte del convenuto derivi da mera incertezza oggettiva dei confini, dovuta alla promiscuità del possesso della zona confinaria, o anche incertezza meramente soggettiva, come nel caso in cui si contesti che il confine apparente corrisponda a quello reale, senza che tale richiesta snaturi l'azione proposta trasformandola in rivendicazione, in quanto l'effetto recuperatorio è soltanto una conseguenza dell'accertamento del confine; ad esempio, Corte appello Potenza, 06/09/2018, n. 556 (Guida al diritto 2019, 16, 60), ha ritenuto che l'azione promossa fosse di rivendicazione e non di regolamento di confini, in quanto si trattava di un conflitto tra titoli e non tra fondi, atteso che l'attore assumeva che la superficie del fondo da lui in concreto posseduta fosse inferiore a quella indicata nel proprio titolo d'acquisto e denunciava lo sconfinamento del vicino, il quale contestava la domanda invocando, a sua volta, il proprio titolo d'acquisto; è, invece correttamente qualificata actio finium regundorum - e non rivendica - l'azione proposta dal proprietario che, pur in presenza di un confine apparente, ne deduca l'incertezza per intervenuta usurpazione di una porzione del proprio terreno da parte del vicino e chieda, per l'effetto,

“un accertamento giudiziale della superficie dei fondi confinanti senza porre in discussione i titoli di proprietà” (Corte appello Roma, sez. IV, 04/07/2018, n. 4566).

In altri termini, l'azione di regolamento dei confini mira esclusivamente ad eliminare un'incertezza sulla demarcazione tra fondi, adeguando la situazione di fatto a quella di diritto, e, quindi, presuppone che l'incertezza, oggettiva o soggettiva, cada sul confine tra due fondi, ma non sul diritto di proprietà degli stessi, anche se oggetto di controversia è la determinazione quantitativa delle rispettive proprietà: altro esempio lo si trova in Cassazione civile, sez. II, 15/05/2018, n. 11822 (Giustizia Civile Massimario 2018), laddove ha escluso, con riferimento ad una lite intercorsa fra i proprietari di due immobili confinanti che avevano ricevuto il loro bene da una stessa cooperativa, che la questione avente ad oggetto l'assegnazione, da parte di tale cooperativa, di un terreno di estensione inferiore a quella promessa configurasse la situazione di incertezza sui confini che costituisce il presupposto dell'azione di regolamento dei confini.

Da quanto precede consegue anche che:

- solo nel caso dell'azione di rivendica sull'attore incombe l'onere di fornire la prova del suo diritto di proprietà in forza di un titolo di acquisto originario o derivativo risalente ad un periodo di tempo atto all'usucapione (conforme: Cassazione civile, sez. II, 24/04/2018, n. 10066, Giustizia Civile Massimario 2018);

- in caso di azione di regolamento di confini, se i fondi confinanti appartengono a più proprietari, non ricorre un'ipotesi di litisconsorzio necessario e ciascuno dei comproprietari è legittimato ad agire o resistere senza l'intervento degli altri, a meno che alla domanda di regolamento, diretta ad ottenere una sentenza dichiarativa, si accompagni la richiesta di rilascio o di riduzione in pristino della parte di fondo che si ritiene usurpata in conseguenza dell'incertezza oggettiva o soggettiva dei confini (conforme: Cassazione civile, sez. II, 06/05/2019, n. 11770, Giustizia Civile Massimario 2019);

- in tema di compravendita, la garanzia per evizione postula che, a seguito dell'esito vittorioso dell'azione di rivendica esercitata da un terzo, il compratore, dopo la stipula del contratto, sia stato privato, in tutto o in parte, della proprietà del bene acquistato; pertanto, l'esperimento, ad opera di un terzo, dell'azione di regolamento di confini, non comportando la risoluzione di un contrasto sui titoli di proprietà, ma solo sulla sua estensione,

“non consente di fare valere la garanzia per evizione” (Cassazione civile, sez. II, 19/03/2019, n. 7670, Giustizia Civile Massimario 2019).

Infine, annotasi come attraverso la petitio hareditatis l'erede chieda l'accertamento della sua qualità per conseguire la restituzione dei beni ereditari da chi li possiede come erede o senza titolo, contestando all'erede la sua qualità: in particolare, ciò che l'erede può reclamare con la hereditatis petitio sono i beni nei quali egli è succeduto mortis causa al defunto, ossia i beni che - al tempo della apertura della successione - erano compresi nell'asse ereditario; l'azione ha, dunque, come presupposto indefettibile, che la qualità di erede al cui riconoscimento è preordinata, sia oggetto di contestazione da parte di chi detiene i beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, perché ove tale contestazione manchi, vengono meno le ragioni di specificità della azione di petizione rispetto alla comune rivendicazione che ha, invero, lo stesso petitum (conforme: Cassazione civile, sez. II, 07/01/2019, n. 123, Guida al diritto 2019, 16, 59).