Varie - Varie -  Marco Faccioli - 12/06/2020

Abbracciamoci si, ma a distanza...

Abbracciamoci sì, ma ovviamente, visto il periodo, rigorosamente a distanza. E come sarebbe possibile tutto ciò? Semplice, con il nuovo emoji che Facebook, in epoca di Coronavirus, ha pensato bene di aggiungere al suo nutritissimo campionario di “reazioni emotive” con cui è possibile esprimere apprezzamento, disgusto, felicità, etc etc a commento di post e di video sui social media. L'arrivo del nuovo emoji è stato preannunciato da Alexandru Voica, manager di Facebook per la regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), che ha descritto il pittogramma come uno strumento per “darsi supporto a vicenda in questo periodo senza precedenti”. L'obiettivo è quindi quello di permettere agli utenti di trasmettersi ancora più vicinanza e affetto in questo momento di forzata distanza. Bella invenzione quella degli emoticons ma, più che bella, rivoluzionaria dal momento che, creando caratteri immediatamente comprensibili in ogni latitudine del mondo, non solo è riuscita dove l'esperanto ha miseramente fallito, ma ha finalmente messo una pezza alla millenaria confusione delle lingue risalente addirittura alla distruzione della torre di Babele. Gli emoticons, oramai entrati di diritto nel nostro vivere quotidiano, ogni giorno aiutano miliardi di persone a comunicare le proprie emozioni evitando fraintendimenti. Non tutti sanno che gli emoticons sono nati in Giappone negli anni 90, e il primissimo set di emoji fu creato da Shigetaka Kurita e comprendeva circa 172 simboli pittografici (realizzati ispirandosi ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali) inizialmente diffusi nel sistema nipponico i-mode, primordiale piattaforma web che collegava i telefoni cellulari alla Rete. La parola “emoji” nasce dalla crasi delle parole giapponesi che significano “immagine” e “carattere scritto”. Nel 1997 Nicolas Loufrani (l'inventore della faccina che ride, conosciuta come “smiley”) nota l’uso crescente degli emoji sul web e comincia a creare degli emoticon colorati che corrispondessero in qualche modo ai caratteri già esistenti. I disegni vengono registrati nello stesso anno, e pubblicati come “gif” su internet. È il linguaggio che è cresciuto più velocemente nella storia. Dopo le prime icone ideate da Kurita, l’introduzione della tastiera composta da immagini sui dispositivi Apple ha decretato il loro successo: oggi gli utenti possono scegliere tra oltre 1.800 immagini. A oggi è possibile scegliere il colore della pelle e persino il sesso dei piccoli omini stilizzati, inviare cuori di ogni tipo e stile, scegliere oggetti, cibi, bevande, animali, oggetti, ect. L'emoji che rappresenta una faccia che ride è stata eletta a parola dell’anno dall’Oxford Dictionary nel 2015, ed è anche quella più usata nel mondo. Non tutti però li apprezzano. C’è chi (pochi) li accusa di essere troppo banali e semplici e del fatto che il loro utilizzo massiccio abbia ridotto l’uso delle parole scritte con un conseguente impoverimento a livello lessicale. Sarà proprio vero che l’immagine non potrà mai sostituire la parola scritta, o magari finiremo per scrivere leggi e poesie con le faccine? Staremo a vedere :-)