Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 01/01/2021

A proposito di uccellini

DALL’ <<ORCO IN CANONICA>> – ANNA STA CADENDO NELLE GRINFIE DI DON FULVIO ED ECCO COSA LE SUCCEDE UN GIORNO ….

 

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Una scena l’aveva colpita, un giorno che si era fermata nella piazzetta dietro casa, dopo l’uscita da scuola.

C’era qui al centro una  grande vasca d’acqua, rettangolare, con quattro getti a intermittenza; a pochi metri una fontanella per bere: ed era soprattutto la presenza di quest’ultima, oltre al fatto che si trattava di un posto per spuntini, a spiegare come mai tanti uccelli continuassero a posarsi nei pressi: colombi e passeri specialmente, talvolta gazze, tortore o cornacchie.

 

Mentre stava lì al sole, su una panchina, ecco la scena. Un grosso volatile era planato dall’alto, un gabbiano le sembrava, scendendo dietro un gruppo di passeri che beccavano assorti fra le pietre: pian piano si era avvicinato

. Con uno scatto aveva allungato il collo, afferrando uno degli uccellini nel becco, stringendolo in una morsa senza uscita; pago del bottino si era volto ad aprire le ali, sbattendole lentamente nel prendere l’aria.

Anna era a distanza di pochi metri, c’era stato appena il tempo di scorgere il capo del passero, vivo ancora, che ricambiava il suo sguardo, da dentro la tenaglia in cui era imprigionato, mentre il volo del predatore già saliva, era come se dicesse: “Così è andata, mi porterà in alto adesso, sarò presto inghiottito, qui la mia vita finisce”.

 

Era lei quel passerotto, si era detta, tra le fauci ormai di qualcuno, sfuggire al quale era difficile.