Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Giuseppe Fedeli - 28/05/2020

A Ezio Bosso

A Ezio Bosso

Hon oi theoi philousin, apothneskei neos(muor giovane, chi al cielo è caro)
Menandro in esergo alla lirica "amore e morte" di Giacomo Leopardi

Un'anima bella è salpata per il cielo dei puri di cuore. Ezio Bosso non era un pianista, era un poeta della musica. Costretto da una malattia che non perdona alla seminfermità, nonostante questo handicap è riuscito a far volare la musica oltre i cieli delle convenzioni e della lacrima facile. La sua passione si nutriva di armonia e di bellezza, non arretrava di fronte a comprensibili difficoltà, diceva in ogni nota la gioia di vivere. La gioia di essere, e di esserci. Il suo coraggio, ma soprattutto il suo amore per la musica e per la verità lo hanno elevato all'Olimpo: il pubblico encomio non è dovuto alla sua condizione di minorata capacità fisica, sarebbe troppo riduttivo e offensivo della sua sensibilità: questo elogio lui se lo merita pienamente, perché era una bella persona. Di più, un'anima bella, nel senso più luminoso del termine. Non si è mai arreso alla malattia, il maestro ha voluto sempre profondere a piene mani la sua gioia di vivere, regalando la cosa più bella: la sua passione. Impossibile scordarlo, e non dico dimenticarlo.
Giuseppe Fedeli va bene